Scarlet Deange: “Le mie influenze? Amy Winehouse, Blondie e Ivan Cattaneo”

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scarlet deange

Intervista a un’artista dalla forte personalità e dalle spiccate doti musicali

Un’artista passionale, dotata di un forte animo creativo, sempre alla costante ricerca di nuove sonorità e volta ad una continua sperimentazione: questo è Scarlet Deange. Difficile imprigionarla in un solo genere: lei ha una visione totale della musica, le piace viaggiare da atmosfere retrò Anni’50 fino ad arrivare al rock Anni’60 e al miglior pop elettronico degli Anni’80, sempre facendolo con un suo tocco originale e di grande personalità.

Scarlet Deange ha pubblicato finora vari singoli, tutti molto interessanti, ma anche alcune cover fra le quali una versione coraggiosa, ma particolarissima e totalmente rivisitata a suo modo di “Femme Fatale” dei Velvet Underground. “Bianca” ricorda invece le ballate classiche degli Anni’60.

Il brano più interessante della sua produzione è, però a nostro giudizio, “Discodrama” intriso di suoni molto eighties alla Depeche Mode, ma anche seventies alla Chic. Per non farsi mancare nulla e ribadire tutta la sua eclettica capacità di cambiare, Scarlet Deange in “Coffee Bar” si trasforma ancora e avvolge la sua musica su suoni jazz rock.

Qual è dunque il vero volto di questa artista? Difficile dare una risposta a questa domanda, ma è proprio questo il bello della sua arte musicale: cambiare costantemente. Scarlet Deange è accompagnata dal chitarrista e produttore di studio Fabio Nardelli, frontman della storica punk band italiana Uniplux uscita negli Anni’80 con la RCA italiana. Andiamo alla ricerca di Scarlet Deange attraverso l’intervista da noi realizzata nella quale la giovane artista ci ha parlato anche dei suoi nuovi progetti.

Come nasce la tua passione per la musica?

“Il mio approccio con la musica nasce quando ero molto piccola. Dentro casa di mia nonna infatti avevamo un giradischi con così tanti vinili da riempire una libreria intera. Il mio “gioco” preferito  era quello di mettere un vinile sul piatto e la puntina sopra per assistere e udire alla “magia”.

A otto anni amavo ascoltare Domenico Modugno, David Bowie ed Elvis Presley. A dodici mia nonna mi comprò un pianoforte a parete ed una chitarra acustica per i miei studi di musica.
Ho avuto diversi insegnanti tra Roma ed Ascoli Piceno, tra cui Jolanda Dolce e Vincenzo Grieco. Durante i miei studi di pianoforte e chitarra cominciai a scrivere poesie ed assemblarle insieme alla voce e allo strumento. Scrissi le mie prime canzoni all’ età di tredici anni. All’epoca costrinsi mia madre ad andare a Parigi per andare a vedere il concerto di Paul McCartney: a Bercy è stata l’esperienza più bella della mia vita”.

Partiamo con una curiosità: la tua musica è molto varia, emerge cioè il tuo lato eclettico. Come nascono le tue canzoni e dove trovi questa voglia di stupire e cambiare ogni volta?

“Domanda interessante, mi hai stupita! Le influenze musicali dei miei brani derivano da tutti gli ascolti che ho assorbito negli anni. Mi ispiro agli Anni’60 e’80, dalla musica leggera italiana ai groove black degli Stati Uniti. Le mie canzoni rispecchiano ciò che sono stata, ciò che ho provato nei momenti più particolari della mia vita. Non riuscirei a rinchiudere esperienze e suggestioni così intime dentro ad un pacchetto unico, non sono in grado di esprimerle con lo stesso identico linguaggio, ma amo le diverse forme espressive che la musica può dare. Essendo io una persona che cambia spesso, cerco di farlo possibilmente in meglio attraverso tanta ricerca dentro e fuori di me”.

“Discodrama” sembra uscire dagli anni’80 ed ha un video molto fashion. Come è nata l’idea della canzone e del relativo video?

“È da tanto che le discoteche sono chiuse, avevo voglia di creare un’atmosfera vintage lanciando una hit estiva diversa dalle altre. Sono stata oltre che autrice anche regista del video di “Discodrama”, ispirandomi a Blondie nel look e a Ivan Cattaneo nella mimica dei movimenti del ballo. Inizialmente il video doveva essere girato al Piper, ma la trattativa con Bornigia non è andata più in porto per motivi tecnico organizzativi e il tutto è saltato. “Discodrama” è un brano molto diretto, con le chitarre funk alla Chic e il basso alla Depeche Mode. Parla di un dramma vissuto, della voglia di non ascoltare più coloro che non ti fanno progredire nel tuo percorso, del dramma di noi giovani di oggi, del fatto che ci siamo persi dietro lo schermo di un cellulare e non ci si guarda più negli occhi. Il testo tratta anche della libertà che crediamo di avere, di coloro che si sentono dimenticati e messi da parte, del punto di non ritorno , quando siamo al limite della sopportazione, ma continuano a “ballare sopra le mine” cioè viviamo e ci divertiamo, però non trascuriamo i problemi che possono esserci nel percorso della vita”.

A proposito di cambiare generi musicali ogni volta …. Parliamo di “Nicotina”e “Coffee Bar”? Sono due brani completamente diversi …

“ “Nicotina” è stata la mia prima demo. Portai la canzone a X Factor nel 2017. È un pezzo R&B e suggestivo secondo me che parla del rapporto tra l’ individuo e la sigaretta. L’ho scritto più di cinque anni fa. Nel testo mi rivolgo alla sostanza (la nicotina appunto) come se fosse una persona, un essere umano con cui ho un rapporto di dipendenza.

“… Io consumo te e tu consumi me, lentamente, sei un chiodo fisso che si piomba nella mente”: questa frase sta a significare che la sigaretta mi consuma con il tempo, mentre io la aspiro e la consumo, ed è un chiodo fisso per tutti i fumatori. Ho sempre amato i suoni del Soul e del blues: alcuni musicisti con cui ho lavorato dicevano che prendevo le blue note senza avere studiato a scuola questa tecnica e allora mi cimentavo in canzoni che volevano ricordare un po’ lo stile black. “Coffee Bar” è venuta alla luce molti anni dopo, quando cioè ho avuto una maturità e consapevolezza più forte di me stessa e della tecnica. Anche questa canzone essa è ispirata a un sound molto jazz rock, ma più commerciale”.

Nella tua musica ci sono tante influenze ed emerge la tua forte personalità: quali sono i tuoi modelli artistici?

“Amy Winehouse, Blondie e Ivan Cattaneo sono i miei modelli ispiratori, ma anche cantautori italiani. Hanno una sensualità e espressività che mi rappresenta molto come modelli espressivi artistici”. 

Sul web c’è anche una bellissima cover molto personale di “Femme Fatale” dei Velvet Underground …. Come si va a toccare e fare proprio un simile capolavoro rendendolo così bene nella nuova versione?

“Non toccherei mai un’opera di un altro artista se non riuscissi a metterci del mio: quando interpreto una cover sto molto attenta e prima di iniziare devo entrare dentro il mood e sentire che questo stato d’animo mi appartiene. Così è successo per “Femme Fatale”: mentre cantavo quel brano sono entrata come in uno stato mistico, mi sono lasciata rapire dalla tonalità e dalla mia interpretazione che è nata in maniera molto spontanea e profonda”.

Quali sono i tuoi nuovi progetti?

“Attualmente sto lavorando con Fabio Nardelli al mio primo EP, veicolando il sostegno per la sua realizzazione tramite una piattaforma di crowfounding (Eppela). Usciranno anche nuovi singoli e video tra cui il singolo “Anima”, al quale sono molto affezionata: parla della storia della mia vita fino ad oggi, è una poesia. In fase di produzione c’è anche un brano che avrà uno stile Street Urban e Motown, voglio realizzarne un video sulla vita di tutti i giorni nelle strade di Roma”.

Un’ultima provocazione …. Qual è il vero volto musicale di Scarlet Deange? Puoi spiegare anche il tuo nome ai nostri lettori?

“Per me la musica è un modo per esprimere me stessa e donare una parte di me e della mia vita ad altri. Il nome d’arte è una dedica a mia nonna che mi pagò le prime lezioni di pianoforte: Scarlet infatti è il nome della protagonista di “Via Col Vento”, il suo film preferito. È un modo per onorarla e portarla sempre con me”.