ROMA – «Un evento sismico ogni 33 minuti, 43 al giorno, per un totale di 15.759 terremoti in Italia e nelle aree limitrofe». I dati del report INGV sui terremoti del 2025, diffusi in queste ore, fotografano un Paese estremamente fragile. A sottolinearlo è il Commissario straordinario alla ricostruzione post sisma 2016, Guido Castelli, che richiama l’attenzione sull’Appennino centrale, area che da sola ha registrato circa 5.000 scosse, oltre il 30% del totale nazionale.
«Questi numeri – osserva Castelli – ci ricordano che la sismicità è una condizione con cui dobbiamo convivere, investendo sulla cultura della sicurezza. Allo stesso tempo confermano la validità dell’azione del Governo Meloni e del ministro Musumeci, che hanno dedicato particolare attenzione proprio all’Appennino centrale».
Secondo Castelli, l’esperienza maturata nella ricostruzione post‑sisma 2016 è diventata un modello per le aree interne, fondato su sicurezza, sostenibilità ambientale e trasformazione dei dati scientifici in scelte operative. «L’Appennino centrale è oggi un laboratorio a cielo aperto – spiega – dove ricostruzione materiale, riparazione economica e coesione sociale procedono insieme».
Il Commissario ribadisce che, se il terremoto non è prevedibile, i suoi effetti possono essere ridotti sensibilmente attraverso una pianificazione che tenga conto delle caratteristiche dei territori, integrando riduzione della vulnerabilità sismica, gestione del rischio idrogeologico e contrasto allo spopolamento.
Il patrimonio di conoscenze sviluppato nel “Laboratorio Appennino centrale” è già diventato un riferimento per altri contesti colpiti da eventi sismici recenti, come Pesaro, Fano e Ancona (2022), Umbertide, Gubbio e Perugia (2023) e l’Appennino romagnolo.
Castelli richiama infine il valore della governance multilivello sperimentata nel cratere 2016, basata sulla collaborazione tra Governo, Regioni e Comuni: «Ha garantito risposte più ordinate ed efficaci, trasformando il post‑emergenza in un percorso strutturato di messa in sicurezza. L’Appennino centrale, da area colpita da eventi catastrofali, sta diventando un punto di riferimento per l’intero Paese».
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