
Il programma propone un affascinante confronto tra le intonazioni del Salve Regina di Alessandro Scarlatti, Domenico Scarlatti e Giovanni Battista Pergolesi, accostate a due Concerti grossi di Arcangelo Corelli. Un itinerario nel cuore del Settecento musicale italiano, nel quale la preghiera mariana diventa occasione per esplorare linguaggi, stili e differenti modi di tradurre in suono il sentimento religioso.
Tre compositori, tre volti della spiritualità barocca. Il Salve Regina, antica antifona mariana, ha ispirato alcuni dei più significativi compositori della tradizione europea. Le tre versioni proposte nel concerto restituiscono altrettante prospettive sulla musica sacra italiana tra Sei e Settecento. Nell’intonazione di Alessandro Scarlatti si riconoscono la sapienza contrappuntistica della scuola napoletana e la capacità di coniugare rigore formale e intensità teatrale. La versione del figlio Domenico Scarlatti sorprende invece per la ricchezza delle soluzioni armoniche e per una scrittura capace di aprirsi a inattese tensioni espressive. Con il Salve Regina di Giovanni Battista Pergolesi, composto negli ultimi mesi della sua breve vita, il percorso raggiunge una dimensione di particolare intimità. La cantabilità della voce e la sensibilità melodica del compositore danno forma a una spiritualità raccolta e commovente, nella quale la semplicità apparente del linguaggio si accompagna a una profonda intensità emotiva.
A incorniciare le tre composizioni vocali saranno il Concerto grosso in re maggiore op. VI n. 1 e il Concerto grosso in re maggiore op. VI n. 4 di Arcangelo Corelli, capolavori di una forma strumentale che ha contribuito in modo decisivo alla definizione del linguaggio barocco. Nel dialogo tra concertino, il gruppo dei solisti, e concerto grosso, l’insieme strumentale, si alternano momenti di lirismo, equilibrio architettonico e slancio virtuosistico.
L’accostamento tra Corelli e le tre intonazioni del Salve Regina mette così in luce due dimensioni complementari della cultura musicale del tempo: da una parte la costruzione strumentale, dall’altra la centralità della voce come veicolo privilegiato dell’espressione spirituale.
A interpretare questo percorso sarà il mezzosoprano Lucia Napoli, il cui ritorno al Festival offre l’occasione di ascoltare un repertorio nel quale la ricerca stilistica e l’attenzione alla parola si intrecciano con le esigenze espressive della musica sacra. Con lei, l’Insieme Strumentale di Roma, formato da Giorgio e Daniele Sasso ai violini, Teresa Ceccato alla viola, Aurora Macci al violoncello, Luca Cola al contrabbasso e Giordano Ferranti al clavicembalo.
La formazione cameristica e l’attenzione alla prassi esecutiva storica consentono di valorizzare la trasparenza della scrittura, il dialogo tra voce e strumenti e la varietà degli affetti che caratterizzano questo repertorio.
La cornice della Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio, sull’Aventino, aggiunge al concerto una dimensione ulteriore. In uno spazio nel quale arte, architettura e spiritualità si sono stratificate nel corso dei secoli, la musica antica ritrova il proprio contesto naturale e torna a parlare al pubblico contemporaneo con una forza espressiva intatta.
L’appuntamento si inserisce nel percorso del XVIII Festival di Musica Antica all’Aventino, che fino al 25 ottobre propone un itinerario attraverso quattro secoli di storia musicale europea, affidato a interpreti e specialisti della prassi esecutiva storica. Un invito a fermarsi, ascoltare e riscoprire la capacità della musica di trasformare la memoria in un’esperienza viva.








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