
Narrate con quella leggerezza che permette di “planare sulle cose dall’alto”, senza superficialità né macigni sul cuore, le storie e le peripezie, gli incontri e i progetti della band, mentre tra musica e invenzioni, palchi e pedali, camion e biciclette, scorrono sotto gli occhi trent’anni di vita culturale tra Francia e Italia Tre volte Targa Tenco Interpreti (2002, 2007 e 2015), con nove dischi e prestigiose collaborazioni, da Francesco Di Giacomo a Joan Baez, artefici di una rinnovata primavera in Italia di Leo Ferré e della chanson française, presenti da protagonisti a rassegne e festival oltre che per piazze e appuntamenti emblematici, dalla Festa della Musica di Parigi al G8 di Genova, i Têtes de bois in trent’anni di attività hanno animato e promosso una serie impressionante di progetti innovativi e originali che, all’ombra di tanta, ottima musica, hanno mosso sogni e aspirazioni e delineato i contorni di possibili utopie, richiamando l’attenzione generale su quel ciglio di strada dove non arriva la luce dei riflettori: e sono soprattutto queste vicende con connesse peripezie ad essere al centro del libro di Massimo Pasquini, “La strada, il palco e i pedali. Trent’anni di storie dei Têtes de Bois” (Squilibri editore), uscito lo scorso 24 marzo.








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