
Uscito originariamente come singolo nell’estate del 1979, “Boys Don’t Cry” assunse un ruolo centrale nell’edizione statunitense dell’album di debutto dei Cure, “Three Imaginary Boys”. Fin da subito il brano si impose come una delle dichiarazioni più riconoscibili della band, grazie a quella miscela di leggerezza pop e malinconia che sarebbe diventata una cifra stilistica inconfondibile. Il vero successo internazionale arrivò però nel 1986, quando Robert Smith decise di registrare nuovamente la voce e di remixare la base strumentale. Quella versione, pensata per promuovere la raccolta “Staring At The Sea – The Singles”, divenne per molti l’incarnazione definitiva del brano, anche se l’LP conteneva ancora la registrazione originale.
Oggi quella rilettura viene finalmente valorizzata anche in digitale: la versione del singolo a 7 pollici, nota per anni come “New Voice – New Mix” e ora ufficialmente rinominata “Boys Don’t Cry (86 Mix)”, viene pubblicata per la prima volta sulle piattaforme online. Tutto il materiale è stato rimasterizzato da Matt Colton, con l’obiettivo di restituire nuova profondità e chiarezza a registrazioni che hanno segnato un’epoca, senza tradirne lo spirito originale. Le nuove edizioni offrono un percorso attraverso le diverse anime di quel periodo creativo, includendo anche brani come “Plastic Passion”, “Pillbox Tales” e “Do The Hansa”, testimonianze preziose di una fase in cui i The Cure (che hanno appena perso Perry Bamonte, loro chitarrista dal 1990 al 2005) stavano definendo la propria identità.
È un’operazione che guarda al collezionismo ma anche alla riscoperta, pensata tanto per i fan storici quanto per chi ha incontrato “Boys Don’t Cry” per la prima volta attraverso lo streaming e i social. Formatisi nel 1978, i Cure hanno venduto oltre 30 milioni di album in tutto il mondo, sono stati quattro volte headliner del Glastonbury Festival e nel 2019 sono entrati nella Rock and Roll Hall of Fame. La loro influenza sulla musica britannica e internazionale resta enorme, come dimostrano anche i prossimi impegni dal vivo: la band sarà in tour in tutta Europa la prossima estate e Robert Smith curerà i Teenage Cancer Trust Shows alla Royal Albert Hall dal 23 al 29 marzo, con ospiti come Elbow, Mogwai, Manic Street Preachers, My Bloody Valentine, Garbage e Wolf Alice. La nuova vita di “Boys Don’t Cry” si inserisce così in una storia ancora in movimento, confermando il brano come uno dei simboli più duraturi e riconoscibili dei Cure.








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