Ultimo, successo per il live a Tor Vergata: “Siamo nella storia”

ROMA – Una gloriosa pagina di storia della musica è stata scritta ieri sera da Ultimo. ULTIMO 2026 – LA FAVOLA PER SEMPRE: un oceano umano di 250.000 persone, riunite nell’area da 150mila metri quadrati dell’Università di Roma Tor Vergata, il sogno di un’intera generazione è diventato realtà, dando vita al live con il maggior numero di biglietti venduti nella storia della musica italiana: il concerto dei record, che verrà ricordato come il grande Raduno degli Ultimi, punto di arrivo e insieme nuova partenza di un artista che, a trent’anni, ha trasformato una storia personale in un sentimento collettivo. Quello che un tempo era il sogno ostinato di un ragazzo seduto al pianoforte a San Basilio è diventato un luogo vero e proprio, che ieri sera ha accolto i 250.000 abitanti della città di Ultimo.

Uno show colossale ULTIMO 2026 – LA FAVOLA PER SEMPRE, aperto da un ingresso altrettanto spettacolare: ULTIMO ha raggiunto Roma Tor Vergata in elicottero, disegnando in aria un cerchio che ha circondato tutta l’area dell’evento, stringendo la folla in un abbraccio da cielo a terra. La prima immagine sul palcoscenico lo ha visto emergere come una colonna da sotto il calpestio intonando Pianeti tra i boati del pubblico, mentre sugli schermi appariva il suo benvenuto: “Beati gli Ultimi, perché saranno i primi”, tra le urla dei suoi 250mila ultimi/primi. E così, con l’accensione del mastodontico palco -da 140 metri per 60 di altezza, sovrastato da un’enorme struttura metallica luminosa raffigurante la firma di Ultimo e con una passerella a forma di infinito lunga 30 metri- ha preso il via il rito collettivo.

Per oltre tre ore lo show di ULTIMO 2026 – LA FAVOLA PER SEMPRE ha alternato momenti di forte impatto scenico ad altri di grande intimità, attraversando tutte le sfumature del repertorio di Niccolò Moriconi. “Roma, sei un capolavoro”, anticipa Il capolavoro, prima di alzare il ritmo con Sono pazzo di te. Non c’è soluzione di continuità, ogni brano è un coro all’unisono, ogni parola viene restituita all’artista dalle 250.000 voci che in una notte hanno scritto e cantato un’unica grande storia. Arrivano LUNEDÌ e Ovunque tu sia, accolte come abbracci corali, mentre vei r di contagioso entusiasmo accompagnano due delle hit più recenti, BELLA DAVVERO e ROMANTICA. Poi spazio ai grandi successi ormai chiusi nello scrigno emotivo di un’intera generazione, come La stella più fragile dell’universo, Colpa Delle Favole, I Tuoi Particolari, Il ballo delle incertezze. A sorpresa L’eternità (Il mio quartiere), eseguita insieme a Fabrizio Moro, l’unico special guest che ULTIMO ha voluto sul palcoscenico, un momento chiuso dal lungo abbraccio tra i due artisti. Arriva Fateme Cantà, autentico inno di appartenenza, e ULTIMO torna idealmente a sedersi sui gradoni del parchetto dietro casa, con lo skyline retroilluminato sullo sfondo a costruire un iconico orizzonte urbano.

È la volta di due brani mai eseguiti dal vivo, Solo e Equilibrio mentale; a seguire si spegne il palco, e nel cuore del concerto, un video riavvolge il nastro del tempo e mostra Niccolò Moriconi nel 2017, che chiede in una live via social quanti sarebbero venuti a un suo concerto a Roma, sognando di riempire un locale che a distanza di quasi 10 anni diventa la città dei 250.000 “ultimi”. Scendono dalle enormi pedane del palco i musicisti, che si raccolgono intorno a ULTIMO compattandosi ai lati della passerella seduti su flight case, per dar vita a un medley acustico che ha attraversato alcune delle colonne più amate del suo repertorio: da L’ULTIMA POESIA a Amati Sempre, passando per Tutto questo sei tu, Nuvole in testa, Domenica, Ti va di stare bene e QUEI DUE INNAMORATI. E sempre in un’atmosfera intima il cantautore romano raggiunge il suo pianoforte, e la magia li solleva in aria insieme, a svariati metri da terra, proiettati nella cameretta dell’infanzia, in una casa tra tante, dove poter sognare il futuro scritto questa notte. Piano, voce e un coro all’unisono per questo set che unisce QUESTA INSENSATA VOGLIA DI TE, Buon viaggio, Alba e Quel filo che ci unisce.

Altra scarica di forte intensità emotiva quella di Ti dedico il silenzio, che anticipa uno dei momenti più amati del pubblico, che diventa protagonista: tornano le note di Pianeti e nel ricordo del suo primo concerto negli stadi, il 4 luglio 2019, ULTIMO invita ancora una volta ad accendere le torce dei telefoni, e in pochi istanti migliaia di punti luminosi illuminano la notte.

L’atto finale dello show è un continuo crescendo: dalla pietra miliare 22 settembre al martello pneumatico ALTROVE, che esasperano l’entusiasmo del pubblico, segue una dedica, che anticipa il finale: dalla voce del cantautore romano arrivano le parole della lettera al suo popolo, anticipata sui social. ULTIMO si rivolge a Niccolò, il bambino che contando le stelle sognava di arrivare fin qui, con quell’ingenua ma fondata convinzione di riuscire a realizzare ciò che sembrava impossibile, e quell’ostinata determinazione che lo ha accompagnato fin dall’adolescenza. La chiusa è un ringraziamento ma anche una presa di coscienza di una storia, la sua, che è la storia del suo popolo: “grazie, perché io non volevo una vita simile a quella che sto vivendo, io volevo esattamente questa vita qui”.

L’ultima pagina di questa notte da favola è affidata come da liturgia al suo manifesto, Sogni appesi, che lascia alla città dei 250.000 l’eco del verso “Da quando ero bambino, solo un obiettivo / Dalla parte degli ultimi, per sentirmi primo”: seguito da quel gesto ormai storico con cui ULTIMO racchiude in un abbraccio tutto il suo popolo, e si inchina a tutti in segno di ringraziamento. E poi la sua corsa, liberatoria, con cui calpesta ogni centimetro di quelle decine di metri di palcoscenico, come a voler lasciare la sua impronta ovunque, mentre presenta prima la band e poi consegna al pubblico se stesso, a parole sue, quelle di sempre “Davanti a me ULTIMO”. Il cielo di Roma Tor Vergata si illumina a giorno, grazie a uno dei più grandi spettacoli pirotecnici della storia del live, e ULTIMO apre le porte del suo stato d’animo, ringraziando la sua città e il suo popolo, e firmando un armistizio con il mondo.

“NON SMETTETE MAI DI CREDERE NELLE FAVOLE”. L’urlo finale con le lacrime agli occhi è un timbro in ceralacca: “SIAMO NELLA STORIA”. È finita, ULTIMO fa il suo gesto saluto, con cui si consegna totalmente al pubblico, per poi girarsi di spalle, allargare le braccia e lasciarsi simbolicamente e letteralmente cadere nell’infinito, all’interno della passerella, e da lì sparire oltre il confine del palco e della visione collettiva, con quella che rimarrà l’ultima fotografia impressa negli occhi dei 250mila presenti al Raduno degli Ultimi. La Storia è scritta. E questa Favola rimane per sempre.