Un romanzo politico e civile: in Vertigine Nicola Ruganti racconta identità, memoria e disincanto di un Paese sospeso tra caduta e riscatto

La storia si svolge nella città di T., luogo reale e simbolico insieme. Qui seguiamo Anna, diciottenne inquieta e affamata di senso, che scopre la militanza politica come esperienza totalizzante. Coinvolta dalla sorella Irene nella campagna elettorale di Ernesto, candidato sindaco, Anna incontra Paolo, militante quarantenne disilluso ma ancora convinto che la politica possa cambiare il destino di una comunità. Attraverso sezioni di partito, assemblee, campagne elettorali e relazioni fragili, Ruganti intreccia la vicenda privata dei personaggi con le ferite irrisolte della storia italiana: dall’omicidio del magistrato Mario Amato ai NAR, alle verità rimosse degli anni di piombo, fino alle sentenze definitive sulla Strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Per Marco Damilano, Vertigine è “un reportage dalle viscere e dalle miserie di un potere locale, feroce, di sinistra”. Il romanzo racconta un anno in bilico, dove amore, amicizia, ideali e disincanto convivono sul bordo di un precipizio. Una storia che parla di giovani e adulti, di speranze ostinate e sconfitte silenziose, di una comunità che può precipitare o risorgere a seconda della voce che sceglie di ascoltare.
Ruganti firma così un romanzo politico e civile che guarda dentro le contraddizioni del presente senza rinunciare alla possibilità della speranza.











