MILANO – “Le persone che hanno fatto il bene della musica italiana sono molto poche: Pippo Baudo era in testa a questo gruppo. Gli proponevi un pezzo per Sanremo, lo andavi a trovare in ufficio e te lo suonava al pianoforte, magari consigliandoti migliorie armoniche figlie della sua grande cultura musicale. Aveva amore per il suo lavoro, cura dei dettagli, visione generale. Era un accentratore, poteva permetterselo”.
Così Enrico Ruggeri sulla morte di Pippo Baudo, avvenuta ieri a 89 anni. “Per lui – aggiunge – la parola d’onore era un patto tra gentiluomini. Il suo intuito e la sua conoscenza del suo mestiere e del prossimo rimarranno ineguagliati: quando ci incontravamo aveva sempre con sé un bagaglio inesauribile da metterti a disposizione. Un vero numero uno con un grande cuore”, conclude Ruggeri.