Aviaria, spunta un nuovo ceppo mai visto sull’uomo: il primo decesso fa tremare gli esperti

Le autorità sanitarie confermano il primo caso umano di H5N5: monitoraggio attivo sui contatti. Cresce l’allerta

Un nuovo ceppo di influenza aviaria, mai prima d’ora identificato negli esseri umani, ha causato la morte di un anziano. Il virus responsabile dell’infezione è stato identificato come il sottotipo H5N5, un ceppo finora mai segnalato in pazienti umani.

Influenza aviaria
Nuovo caso di influenza aviaria – (lopinionista.it)

Il ceppo H5N5 si distingue dall’H5N1, virus responsabile di un’ondata di circa 70 casi umani negli Stati Uniti tra il 2024 e il 2025, per alcune differenze a livello molecolare. In particolare, la differenza consiste in una proteina coinvolta nel rilascio del virus da cellule infette e nella sua diffusione alle cellule circostanti. Secondo gli scienziati, questo non comporta un rischio maggiore per la salute umana rispetto all’H5N1, che rappresenta il ceppo più noto e pericoloso di influenza aviaria.

L’allerta sanitaria

Il decesso è avvenuto nello Stato di Washington. L’annuncio è stato diffuso dal Dipartimento della Salute dello Stato, che ha precisato come l’uomo, residente nella contea di Grays Harbor, fosse affetto da patologie pregresse e avesse un pollaio domestico esposto a uccelli selvatici.

La vittima, un uomo di età avanzata, è deceduta a seguito delle complicanze legate all’infezione da influenza aviaria H5N5. Secondo quanto riportato dall’Associated Press, le autorità sanitarie hanno sottolineato che non sono stati rilevati altri casi tra le persone entrate in contatto con il paziente, né vi sono prove di trasmissione interumana del virus. L’attenzione degli esperti si è concentrata proprio sul passaggio del virus dagli uccelli all’uomo, un evento raro ma che conferma la necessità di vigilare costantemente su questi patogeni emergenti.

Influenza aviaria, allerta
Influenza aviaria: le preoccupazioni – (lopinionista.it)

Il Dipartimento della Salute dello Stato di Washington ha annunciato il monitoraggio attento di tutti i contatti stretti del paziente, ribadendo che il rischio per la popolazione generale rimane basso. La possibilità di un contagio da persona a persona, al momento, non trova riscontri scientifici.

L’epidemiologo italiano Gianni Rezza ha aggiornato i dati globali, ricordando che dal 2003 sono stati registrati 964 casi umani di infezione da virus aviario H5N1, con 466 decessi, prevalentemente concentrati nel sud-est asiatico, Medio Oriente e Africa occidentale. Questi numeri sottolineano la rilevanza continua di questa minaccia sanitaria a livello globale.

Il Dipartimento della Salute di Washington raccomanda vivamente la vaccinazione antinfluenzale per chi lavora a stretto contatto con uccelli domestici o selvatici. È fondamentale precisare che il vaccino antinfluenzale tradizionale non protegge direttamente dall’influenza aviaria, ma contribuisce a ridurre il rischio di co-infezioni che potrebbero favorire mutazioni del virus aviario in forme più facilmente trasmissibili tra esseri umani.

Un caso simile, sempre negli Stati Uniti, era stato segnalato a gennaio 2025 in Louisiana con un decesso causato da infezione da H5N1. Questo evento ha consolidato l’attenzione delle autorità sanitarie e degli esperti sulla necessità di un sistema di sorveglianza e allerta precoce.

In Italia, infatti, è stato presentato un avanzato sistema di monitoraggio sviluppato da ricercatori del Politecnico di Milano e dell’Università di Milano. Questo sistema analizza le mutazioni genetiche del virus H5N1 per individuare tempestivamente eventuali evoluzioni che potrebbero indicare un salto di specie imminente, un parametro fondamentale per prevenire epidemie o pandemie.

Iniziata nel 2003 nel sud-est asiatico, il virus H5N1 ha dimostrato la capacità di infettare direttamente gli esseri umani, causando forme gravi di malattia con un alto tasso di mortalità. Sebbene la trasmissione da uomo a uomo sia stata documentata solo in casi limitati e non abbia portato a focolai estesi, la possibilità di una mutazione che faciliti questa trasmissione resta un motivo di grande preoccupazione per la sanità pubblica mondiale.