Longevità e prevenzione: gli italiani vogliono vivere meglio, non solo più a lungo

Sondaggio Cerba HealthCare: gli italiani puntano sulla qualità della vita ma fanno pochi controlli. Biomarcatori e AI per una prevenzione più proattiva

stefano massaroGli italiani associano sempre più la longevità non alla semplice durata della vita, ma alla qualità del vivere quotidiano. È il quadro che emerge dal sondaggio “Longevità e salute attiva in Italia”, realizzato da Cerba HealthCare Italia su un campione rappresentativo di mille cittadini. Per il 57,3% degli intervistati, infatti, vivere a lungo significa soprattutto vivere bene, mentre solo il 29,2% collega la longevità al numero degli anni.

La prevenzione è percepita come un valore condiviso: oltre il 90% la considera importante o molto importante. Ma tra consapevolezza e pratica quotidiana resta un divario evidente. Solo il 23,5% effettua controlli periodici regolari, mentre quasi la metà li fa raramente e il 29,6% si muove solo in presenza di sintomi. Il gap generazionale è netto: tra gli under 35 la prevenzione strutturata crolla al 7,6%, contro il 63,3% degli over 65.

Per Stefano Massaro, CEO di Cerba HealthCare Italia, il dato più significativo è proprio la maturità culturale raggiunta dagli italiani: «La longevità è ormai sinonimo di qualità della vita. Ora serve un modello che renda la prevenzione semplice, misurabile e guidata». Da qui la nascita del Percorso Longevity, un ecosistema basato su biomarcatori, dati scientifici e competenze cliniche.

Il sondaggio evidenzia anche un bisogno crescente di punti di riferimento: il 70,3% considera la prevenzione una responsabilità personale, ma oltre la metà non sa indicare chi dovrebbe fare di più per promuovere la salute. Un’incertezza che si riflette anche nelle fonti informative: solo il 30,5% si affida principalmente ai professionisti sanitari, mentre internet e social, insieme, raggiungono il 41,2%.

«La sfida è coniugare accessibilità e rigore – conclude Massaro –. L’intelligenza artificiale ci permette di leggere meglio la complessità dei dati e rendere più chiari i percorsi di prevenzione. È un passo decisivo verso una medicina proattiva, che anticipa e guida prima che la malattia si manifesti».