Alfonso Caputo, tra Metafisica e Digital Art per svelare le stratificazioni del vivere contemporaneo

alfonso caputo the magic doors

Le frontiere dell’arte si sono recentemente aperte a inediti linguaggi che fino a pochi decenni fa non rientravano nelle discipline legate alla forma creativa; tuttavia la loro evoluzione ha dimostrato che possono essere utilizzate in sinergia con altre tecniche per dare vita a un nuovo modo di esprimere l’impulso artistico. Il protagonista di oggi ha intrapreso questo affascinante cammino legandosi ai concetti profondi della contemporaneità.

A partire dalla sua nascita risalente alla metà del Novecento grazie alle intuizioni e alle sperimentazioni di Ben Laposki e Manfred Frank, entrambi matematici e programmatori con una forte attitudine e sensibilità verso l’arte che partirono dalle linee guida del Costruttivismo e del Razionalismo del Bahuaus, l’Arte Digitale o Computer Art, come era conosciuta all’epoca, si impose velocemente in particolar modo nel mondo pubblicitario e, successivamente, cinematografico proprio per la maggiore facilità di utilizzo da parte degli operatori per la realizzazione di effetti speciali e animazioni che difficilmente avrebbero potuto essere prodotti attraverso i metodi tradizionali. Tuttavia solo recentemente l’Arte Digitale ha abbattuto le resistenze del mondo artistico classico che la vedeva come un modo semplice e dozzinale per creare immagini ben diversa dalla complessità delle altre discipline come pittura, scultura e disegno. In realtà gli artisti digitali utilizzano semplicemente un modo diverso di approcciare la tela, questo non toglie che la creatività esista a prescindere dal metodo che si sceglie per manifestarla, ecco perché lentamente questa disciplina si è conquistata la propria nicchia di collezionisti e di appassionati affascinati dalle nuove possibilità e dall’espressività delle opere appartenenti a questo genere. Alfonso Caputo inizia il proprio percorso artistico partendo dalla fotografia, seguendo l’impulso di catturare dettagli e frammenti di circostanze che lo affascinavano al punto di volerne rubare il ricordo; la sua sperimentazione è proseguita passando per la pittura e il disegno per poi approdare all’attuale stile espressivo, quello della Digital Art.

aria#3
1 Aria #3

Le sue opere si pongono come evoluzione della Metafisica di De Chirico, per quella regolarità geometrica e prospettica, la profondità e l’esistenza di differenti punti di fuga nello spazio della tela verso cui l’occhio corre e si sposta, ma al contempo le arricchisce della presenza dell’uomo, protagonista contemporaneo di dubbi e perplessità, di stratificazioni di emozioni, pensieri e ricordi, ma anche di solitudine nella molteplicità. Sono queste le tematiche che emergono nelle tele di Caputo, quel muoversi all’interno di contesti conosciuti e tuttavia anonimi, quell’incontrarsi senza guardarsi, quell’essere in un posto ma poter essere, per differenti coincidenze, in un luogo completamente differente.

The magic doors #3
2 The magic doors #3
The magic doors #5
3 The magic doors #5

La serie The Magic Doors esprime alla perfezione il senso del possibile, quel contesto quantico che può determinare realtà diverse sulla base delle scelte compiute e la modificazione di esse cambiandone il punto di osservazione, o semplicemente modificando le prospettive del proprio percorso; l’evoluzione dell’essere umano prevede un cammino in solitario nelle scelte a seguito delle quali però si lascerà affiancare da chi è più affine a quel percorso.

The magic doors #6
4 The magic doors #6

Ogni porta aperta conduce verso altre porte che, aprendosi, possono svelare all’individuo chi è davvero, o meglio chi desidera essere, e suggerire quante siano le opzioni che ogni giorno gli si presentano.

Loneliness in the moltitude #1
5 Loneliness in the moltitude #1

La serie di opere Loneliness in the moltitude pone l’accento sull’isolamento volontario in cui vive l’uomo contemporaneo, quel legame imprescindibile dalla tecnologia che spesso lo porta a dimenticarsi dei rapporti veri, reali, quelli in cui condividere, guardarsi negli occhi, darsi una pacca sulla spalla, gesti semplici che Alfonso Caputo pone sapientemente in secondo piano rispetto all’immagine principale, come se appartenessero a un passato lontano e tuttavia sufficientemente vicino da poter essere recuperato.

Loneliness in the moltitude #2
6 Loneliness in the moltitude #2

E ancora, in alcune opere, emerge il tema degli anziani, spesso lasciati da soli perché non più al passo con i tempi, non più interessanti, non più in grado di far parte della moltitudine eppure importanti perché portatori di storia e di consuetudini che nella contemporaneità vengono dimenticate, nella convinzione di potersi lasciare alle spalle ciò che siamo stati prima in virtù di ciò che stiamo diventando oggi.

Livelli di memoria
7 Livelli di memoria

Nell’opera Livelli di memoria Alfonso Caputo racconta esattamente dell’importanza del ricordo, delle esperienze passate che non possono non essere base fondante di un presente consapevole, perché è in virtù di quei frammenti di memoria, di quelle circostanze che hanno dato vita al successivo concatenamento di eventi, di quei dettagli che si sono stratificati nell’interiorità, che è stato compiuto il percorso evolutivo, la crescita personale verso cui la protagonista dell’opera, come d’altronde chiunque, tende. Un’esplorazione dell’uomo contemporaneo, quella di Caputo, che tende a rivelarne le inconsapevoli debolezze, le distrazioni, le perplessità che prima o poi emergeranno nella coscienza del singolo, lasciandolo a domandarsi dietro quale porta ha dimenticato se stesso, oltre quale strato ha perduto il senso di ciò che conta davvero. Nel corso della sua lunga esperienza artistica Alfonso Caputo ha partecipato a più di centocinquanta mostre di cui quaranta personali, ha esposto in Italia, Messico, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Austria, Grecia, Bulgaria, Romania, Russia, Lituania, Germania, Spagna, Portogallo, Turchia, Paesi Bassi, Argentina, Cuba, Cile, Repubblica Ceca, Uruguay, Perù, Estonia, Brasile. È fondatore e presidente dell’Associazione Culturale Internazionale “Terra dell’Arte” e Direttore Artistico del MIDAC, il Museo Dinamico di Arte Contemporanea di Belforte del Chienti, provincia di Macerata. A novembre del 2019 si è classificato terzo al Premio d’Arte Umbria Art.

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