Aumento in busta paga no, grazie: per 7 lavoratori su 10 il welfare batte il salario. Il 38% sceglie la cura dei familiari

MILANO – Parlare di welfare aziendale oggi significa molto più che ampliare un catalogo di servizi: vuol dire riaffermare con convinzione un DNA di people care autentico, capace di rispondere alle sfide quotidiane dei lavoratori. In un contesto economico e sociale in continua evoluzione, le organizzazioni sono chiamate a compiere un cambio di passo strategico, spostando l’attenzione dalla semplice offerta di benefit a una reale centralità del benessere delle persone. È quanto emerge in anteprima dalla nuova edizione de “Il Grande Gap”, la ricerca promossa da Epassi Italia, parte dell’indagine europea GEBS (Great Employee Benefits Study), che fotografa lo stato dell’arte del welfare in otto paesi europei – tra cui l’Italia – analizzando le aspettative dei dipendenti e le visioni dei datori di lavoro. Dall’indagine emerge con chiarezza che i dipendenti cercano un welfare che incida realmente sulla propria vita quotidiana. In particolare, in Italia il quadro delle priorità evidenzia come le persone chiedano risposte concrete sui grandi temi della conciliazione vita-lavoro: se le assicurazioni di vario tipo rappresentano la prima priorità per il 46% dei dipendenti italiani, un ruolo centrale è ricoperto dal supporto ai familiari a carico, indicato dal 38% del campione.

Questo dato intercetta una necessità urgente legata al carico di cura, alla genitorialità e all’assistenza familiare, confermando che le politiche di welfare più flessibili e vicine ai bisogni reali sono oggi il principale driver di soddisfazione e fidelizzazione. Non a caso il report evidenzia come i dipendenti con un’alta soddisfazione per il proprio pacchetto welfare siano significativamente più propensi a rimanere nella propria azienda, con un tasso di fedeltà che sale al 94% a fronte del 69% registrato tra chi vive una scarsa soddisfazione. Un cambio di prospettiva confermato dai dati ufficiali del report Epassi: il 62% dei lavoratori a livello globale preferirebbe infatti che il proprio datore di lavoro investisse concretamente nel proprio benessere piuttosto che ricevere un incremento salariale diretto, a testimonianza di quanto la qualità della vita lavorativa sia ormai una priorità non negoziabile, trasformandosi in un fondamentale ammortizzatore sociale per rispondere alle sfide quotidiane e alla gestione della cura familiare.

Un’evidenza confermata anche dai recenti report internazionali sul lavoro di cura, che evidenziano come il peso dell’assistenza ai familiari rappresenti un fattore critico di stress e possa generare cali di produttività e assenze forzate se non adeguatamente supportato da tutele mirate. “I dati ci dicono qualcosa che chi lavora con le persone già sente: il peso della cura — di un figlio, di un genitore anziano, di un familiare in difficoltà — è diventato uno dei principali fattori di stress lavorativo. E con una forza lavoro che invecchia e vite professionali sempre più lunghe, questo peso non è destinato a diminuire. Un’azienda che ignora questa realtà non sta solo perdendo un’opportunità di welfare: sta perdendo la fiducia delle sue persone. Per questo il welfare che funziona non si esaurisce con un catalogo di servizi, ma da una domanda semplice: di cosa hanno bisogno davvero le persone che lavorano per me, oggi e negli anni che verranno?”, sottolinea Paola Blundo, Amministratrice Delegata di Epassi Italia.

Nonostante la crescente attenzione da parte delle aziende, con il 73% dei datori di lavoro italiani che prevede di aumentare i budget destinati al welfare, la ricerca evidenzia la presenza di un divario da colmare nell’esecuzione e nella comprensione delle reali preferenze dei lavoratori. Per i dipendenti, il welfare è davvero efficace quando risponde in modo flessibile e adatto ai bisogni reali delle persone (indicato dal 27% come primo fattore di alta soddisfazione) e aiuta a ridurre le spese di tutti i giorni. La sfida per il prossimo futuro non risiede quindi nella mera introduzione di nuove categorie di spesa, quanto nella capacità di rendere i piani di welfare accessibili, flessibili e profondamente integrati con le priorità di vita delle persone. Un impegno e una visione valoriale che costituiscono le fondamenta imprescindibili su cui, nelle prossime settimane, si innesteranno le nuove soluzioni tecnologiche e i nuovi strumenti pensati per semplificare ulteriormente l’accesso al benessere aziendale.