“Black Van”, Irene Olivier: “Storia di un viaggio on the road”

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“Black Van è sostanzialmente un viaggio per riuscire ad imparare a “lasciar andare” che non significa necessariamente aver perso qualcuno o qualcosa, quanto aver accettato o condiviso una libertà di scelta”

Dal 22 aprile è sarà disponibile in rotazione radiofonica “Black Van” (Strangerarts Produzioni), il nuovo singolo di Irene Olivier, già disponibile in digitale dal 10 aprile. “Black Van” è la storia di un viaggio on the road di due persone. L’andata è uguale per entrambi ma al ritorno c’è solo uno dei due. Il motivo del ritorno solitario è volutamente aperto e lascia spazio a diverse interpretazioni che, però, non danno l’idea di un semplice lieto fine.

Irene Olivier ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Black Van” è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?

Black Van è la storia di un viaggio on the road, una specie di Route 66, andata e ritorno, percorsa in macchina da due persone. L’andata è in due, il ritorno, rimane una delle due persone da sola. Il motivo del riorno solitario, non voglio spiegarlo nello specifico, preferisco che ognuno lo interpreti a suo modo. Posso però dirvi che alcune immagini che ho descritto, sono molto cupe.

Cosa vuoi trasmettere con questo brano?

E’ sostanzialmente la mia idea di viaggio, inteso come insegnamento. E la cosa che io stessa vorrei imparare, è il saper “lasciar andare”. Riuscire ad accettare una libertà di scelta altrui.

C’è anche un videoclip, come si caratterizza?

Per Black Van, ho optato per un lyric video. L’ho stato scelto innanzi tutto perché mai fatto prima per i 4 singoli che hanno accompagnato l’album V-Deocrazy, e poi perché mi serviva anche a segnare un punto di cambiamento. Black Van infatti farà parte di una seconda fase artistica, e molto probabilmente verrà inserito nel prossimo album; quindi, avevo proprio l’esigenza anche di separare questo brano dal “ciclo” già concluso. Non è comunque un lyric video normale. Lo scenario sono delle immagini di un viaggio on the road, dal finestrino di un’auto, su una strada desertica. Questo è proprio il background e l’idea di fondo che mi hanno ispirato il testo del brano fin dall’inizio. La cosa particolare poi sono le mie immagini in cui canto “attraverso parole in trasparenza”. Il focus non è quasi mai sulla mia figura intera, ma su parti del mio volto, di volta in volta visibili attraverso alcune ‘parole chiave’ del testo.

Come ti sei avvicinata al mondo della musica?

La mia passione per la musica c’è sempre stata. Mi ha accompagnata fina da piccola e per questo devo ringraziare i miei genitori. Grazie a loro, sono sempre stata immersa nella musica. Dalla classica al rock si è sempre ascoltato tanto e di tutto a casa nostra. Fin da ragazzina poi mi è sempre piaciuto cantare e provare a mettere i miei pensieri in versi. Il passaggio però dal puro canto per piacere personale alla discografia, è arrivato circa due anni fa’, quando sono stata contattata dall’etichetta StrangerArts.