“Casa nostra”, Leiner racconta del suo nuovo singolo

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“Con questo brano spero di poter riportare gli ascoltatori indietro nel tempo, alla loro infanzia o a qualsiasi altro momento che abbia toccato la loro esistenza, generando così serenità e gratitudine”

Da venerdì 18 dicembre è disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali “Casa nostra”, il nuovo singolo di Leiner. “Casa nostra” è un brano che nasce dalla spontanea necessità di Leiner di parlare della sua infanzia, in particolare del fatto che sia stato adottato. È una canzone che abbraccia vari generi musicali, passa dall’elettro-pop alla musica anni ‘80, con qualche influenza gospel. Il titolo stesso descrive la cosa più bella che possa essergli capitata, ovvero avere una casa, che ha potuto definire sua e avere finalmente una nuova famiglia.

Casa nostra” è il tuo nuovo singolo, come nasce?

Casa Nostra credo nasca da un’esigenza, ovvero quella di raccontare il mio passato, nello specifico il momento della mia adozione. Nell’ultimo anno sono tornato a scrivere nuova musica, con l’unico scopo di tirare fuori ciò che sentivo dentro, e casa nostra è stata una nascita spontanea, riflettevo su quanto fossi grato di questa vita e della mia famiglia.

Che cosa vuoi trasmettere agli ascoltatori con questo brano?

Vorrei riuscire a tutta la gratitudine che ho per questa vita, per ciò che ho avuto e soprattutto per la mia famiglia. È una canzone semplice, spero di lasciare una sensazione di spensieratezza e gioia, esattamente quella che provo io pensando a questo argomento

È una canzone che abbraccia vari generi musicali, come hai trovato il giusto mix?

La mia vita, come quella di molti credo, è fatta di più sfaccettature e colori, quindi sento sempre il bisogno di spaziare tra i vari generi per evincere proprio questo aspetto. Il giusto mix per questa canzone l’ho trovato insieme a Fabio Serri, produttore della mia canzone, con cui abbiamo lavorato molto e cercato di ponderare al meglio ogni colore della canzone. Devo dire però che la canzone in se con il senno di poi si è approcciata già da se all’essere elastica.

Il videoclip è diretto da Antonio De Bonis, com’è impostato?

Quando abbiamo finito la canzone, volevo che il video avesse la stessa importanza della canzone. Nello stesso momento ho conosciuto Manuel Bragonzi, presidente di un’associazione di ragazzi adottati, con cui siamo riusciti a recuperare molte testimonianze di esistenze come la mia. Volevo che arrivasse la parte più bella di questo tipo di “viaggio”.  Insieme a Federico Santolin, che mi ha aiutato con le riprese, abbiamo girato le mie parti cantate, alla ricerca anche di una sorta di dualismo tra il “me” di ieri e di oggi. Antonio de Bonis, che ha curato la regia del video, è stato personalmente molto bravo nell’assimilare la canzone e rappresentarla, collocando in modo fantastico il materiale che avevamo raccolto, il tutto in linea con il senso della canzone.