
Lo rileva l’Osservatorio mercato del lavoro Cna, curato dal Centro studi della Confederazione, che analizza mensilmente l’andamento dell’occupazione (su un campione di oltre 20mila imprese associate con 140mila dipendenti) a partire da dicembre 2014, alla vigilia delle riforme che hanno profondamente mutato la legislazione sul lavoro nel nostro Paese.
Le nubi che si addensano sull’economia mondiale, e italiana, seminano incertezza, quindi, tra artigiani, micro e piccole imprese. A confermarlo un altro dato: è vero che il periodo estivo non è tradizionalmente felice per il lavoro ma a settembre 2017 la base occupazionale era tornata intorno ai livelli del precedente maggio, quest’anno l’arretramento estivo l’ha condotta poco al di sopra di aprile.
A questo andamento non brillante dell’occupazione nelle piccole imprese probabilmente contribuisce anche il Decreto Dignità. A settembre i flussi di lavoratori in entrata e in uscita hanno raggiunto il tetto dal dicembre 2014, coinvolgendo il 7,6% degli addetti. Un primo effetto, forse, della reintroduzione della causale nei contratti a tempo determinato di durata superiore all’anno, che spinge le imprese a occupare la manodopera non strategica per periodi inferiori ai dodici mesi.
In un anno, le assunzioni nelle piccole imprese sono aumentate del 9,9%, le cessazioni del 15,6%. Nel frattempo, l’esigenza avvertita dalle imprese di gestire la manodopera in maniera flessibile e coerente con le proprie necessità ha facilitato la ricomposizione dell’occupazione usando le diverse tipologie contrattuali.
I dipendenti con contratto a tempo indeterminato, infatti, sono diminuiti del 6,6% rispetto a settembre 2018 mentre sono cresciuti gli assunti con le altre modalità: tempo determinato (+26,3%), apprendistato (+19,5%) e lavoro intermittente (+18,7%). Va rilevato, però, che questa spinta, più decisa fino a giugno scorso, si è poi interrotta, lasciando sostanzialmente inalterati nei mesi seguenti il livello di addetti dal contratto a tempo indeterminato (intorno al 63% del totale) e la quota di assunti a tempo determinato, prossima al 24%.











