“Cor cordis”, il nuovo progetto discografico di Francesco Del Prete

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francesco del prete
Francesco del Prete – Foto Stefano Tamborino

“Melodia ed inquietudine si alternano e si compenetrano svelando gioie e dolori della vita, esperienze sensoriali inscindibili le une dalle altre”

Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, nella collana editoriale Controvento, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 18 maggio esce “Cor cordis“, nuovo progetto discografico del violinista e compositore salentino Francesco Del Prete.

Nove composizioni originali per scoprire ciò che vive oltre la superficie delle cose e dell’essere umano e per andare al di là di ciò che l’occhio vede in “prima battuta” per approdare nel “Cor cordis”, il “cuore del cuore” del microcosmo che ci circonda. In alcuni brani il musicista, che alterna il violino acustico ed elettrico e si accompagna con loop station e suoni elettronici, è affiancato dalla voce di Arale – Lara Ingrosso, con cui condivide e cura anche la produzione musicale e artistica del disco, dal violoncello di Anna Carla Del Prete, dalla batteria di Diego Martino, dal sax soprano di Emanuele Coluccia, dal synth di Filippo Bubbico e dal trombone di Gaetano Carrozzo.

Il disco si apre con Gemini, la colonna sonora di una festa. «Gemini è il sud in piena estate. Gemini è una coppia che balla a piedi nudi tra la gente. Gemini, in latino, vuol dire “Gemelli”. Gemini è il mio segno zodiacale. Gemini sono Io», racconta Del Prete. A seguire Lo gnomo («quella parte di noi più deforme, irregolare, imperfetta, difettosa e di conseguenza alla continua ricerca della “bellezza”»), Il teschio e la farfalla (che «racconta di una farfalla che svolazza placidamente tra le orbite e le cavità vuote di un teschio, e si chiede in realtà chi tra i due faccia più paura: l’abisso oppure chi ci guarda dentro compiaciuto?») e L’alveare («un “capriccio”, che esprime la mia passione per determinati generi musicali.

“Cor cordis” è il tuo nuovo progetto discografico, di che cosa si tratta?

È la prosecuzione di un discorso cominciato diversi anni fa con “Corpi d’arco”, un disco che aveva scelto il violino come campo di ricerca; allora mi ero posto un obiettivo: provare ad andare oltre la concezione melodica dello strumento per riuscire ad esaltarne tutte le versatilità nascoste – armoniche, ritmiche, percussive, coloristiche,… “Cor Cordis” invece, dando ormai per scontata tutta questa ricchezza connaturata, scende in profondità: mentre il primo disco delineava e tratteggiava il corpo di questo nuovo approccio, il nuovo cerca di farti chiudere gli occhi per scoprire ciò che vive oltre la superficie del microcosmo che ci circonda, per approdare appunto nel “cuore del cuore” delle cose e dell’essere umano.

Cosa vuoi trasmettere con questo lavoro?

Mi piacerebbe prendere per mano l’ascoltatore e condurlo oltre ciò che l’occhio vede in prima battuta, tra le pieghe dell’animo umano per rivelarne luci ed ombre (“Il teschio e le farfalla”) o per svelarne falsità e menzogne (“L’inganno di Nemesi”), alla ricerca della propria identità (“Gemini” // “SpecchiArsi”) e bramando bellezza (“Lo gnomo” // “L’attrice”); realizzando, nel frattempo, che le ore camminano inesorabili ed incuranti di tutti noi (“Tempo”).

Se e quanto ti ha condizionato a livello artistico questo periodo di pandemia?

Avendo rallentato la frenesia quotidiana e ridefinito gli spazi in cui trascorrere tutte le ore della giornata – cioè chiusi in casa – la pandemia ci ha di fatto offerto la possibilità di concentrarci su noi stessi. Sono convinto che per alcuni sia stato necessario far pace con se stessi: ritrovarsi tante ore, giorno dopo giorno, da soli ad affrontare incertezze e paure ha messo a dura prova. Io, dal canto mio, ho provato ad intensificare quel che già facevo: suonare e comporre, un’ottima panacea in situazioni come questa; perciò mi considero piuttosto fortunato – tralasciando totalmente tutte le problematiche legate al mondo musicale italiano che la pandemia ha fatto letteralmente deflagrare.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica

All’età di 10 anni, per nessun motivo particolare, ho cominciato a studiare violino laureandomi al conservatorio di Lecce e di Monopoli in musica classica, ma anche in musica jazz: ben presto ho infatti scoperto il piacere di non limitarsi ad eseguire note scritte da altri sul pentagramma ma ho sentito forte l’esigenza di chiudere lo spartito ed improvvisare “sinceramente” suoni personali. L’esperienza pluriennale con una moltitudine di gruppi etnici, jazz, rock, pop, culminata con la nascita dei RESPIRO – duo di musica electro-pop/alternative hip hop con all’attivo già tre dischi, che condivido con Lara Ingrosso, co-produttrice artistica della mia ultima uscita – ha fatto il resto: ho compreso che la musica è per me lo strumento più valido per comunicare agli altri chi sono e perché sono. Da qui l’esigenza di tirare letteralmente fuori dalla mia parte più recondita COR CORDIS.