
“L’istituzione di questa Giornata è importante per diversi motivi”, spiega Adelia Lucattini. “È fondamentale per iniziare un’elaborazione collettiva del trauma e per ricordare le persone care che non ci sono più. I sanitari sono ancora scioccati per quello che hanno vissuto sulla loro pelle: dal rapporto con i pazienti ai tanti colleghi morti, senza dimenticare la lontananza dai familiari che molti hanno dovuto sopportare. Abbiamo tutti ancora in mente le immagini di padri, madri, fratelli, sorelle e figli, ammalati o mancati. Tremiamo al ricordo dei camion militari che il 18 marzo di tre anni fa portavano via i feretri da Bergamo e scene analoghe si sono viste anche in altre città d’Italia”.
E conclude: “Tutti abbiamo bisogno di ricordare sia per poter affrontare la paura che per elaborare la perdita delle persone che non ci sono più. Inoltre, è necessario fare il lutto della vita di prima per poter vivere in serenità la vita di adesso. Per gestire i cambiamenti e cicatrizzare le ferite interiori, è indispensabile una riparazione che parta dall’interno, affrontando il trauma causato dalla pandemia, individualmente e in modo collettivo. Per questo, il 18 marzo è ogni giorno”.






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