Daniel Dagrezio: una storia di perdita e ripartenza in “Le mie cinque fasi”

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Una frattura personale, la rinascita, quel senso di luce che arriva dai suoni. Mi ritrovo così dentro l’origine di “Le mie cinque fasi”, l’album di Daniel Dagrezio su cui torniamo visto che parliamo di una pubblicazione avvenuta lo scorso mese di marzo. Il cantautore lombardo affronta la fine di una relazione attraverso diciassette tracce, lunghissimo viaggio per i nostri standard moderni, manifesto e resistenza culturale per quanto il linguaggio sia conforme al cliché del pop. Il cambiamento dei sentimenti tra rabbia, ricordi, senso di colpa e nuove possibilità affettive. Il racconto si sviluppa attraverso episodi che ritornano in momenti diversi del disco, come le tre parti di “Nel silenzio del bazar”, e comprende la “Trilogia del Cuore Diviso”, distribuita lungo la scaletta. Alla realizzazione ha collaborato il gusto estetico di Daniel Tek e quel che ne è venuto fuori è un disco solenne, pomposo, di retorica forse, di aforismi volendo… ma in fondo, parla davvero di tutti noi.

Il titolo richiama il celebre modello delle cinque fasi del lutto, ma nel disco sembra emergere l’idea che il dolore non segua mai davvero un ordine. Hai cercato di mettere in discussione quella teoria più che di raccontarla?

No assolutamente. Ho solo cercato di raccontarla nel modo più vicino in cui le persone potrebbero viverle. Anche Kübler-Ross (la psichiatra che diede vita a questo “modello”) chiarì successivamente che non intendeva proporre una scala rigida da percorrere dal primo al quinto gradino. Le reazioni possono sovrapporsi, alternarsi, ritornare, oppure alcune possono non comparire affatto. E io ho cercato di raccontare come le ho attraversate personalmente. Ovvero tornando indietro, vivendone più insieme, magari credendo di aver superato qualcosa per poi ricascarci e sentirti punto e a capo. Mi interessava raccontare proprio questo: il dolore non è un percorso lineare, è un luogo in cui continui a perderti e a ritrovarti.

Che rapporto hai con i film e quindi con la dimensione del “vedere”? Consapevole che questo disco ha forte questa direzione…

Il cinema mi ha insegnato che un’immagine può raccontare più di una spiegazione. Quando scrivo, raramente parto da un concetto: parto da una scena. Vedo una stanza, una luce, un gesto, una persona che si volta. Poi provo a trasformare quella scena in musica. Credo che per questo il disco abbia una dimensione così visiva: non volevo che l’ascoltatore ascoltasse soltanto delle canzoni, ma che avesse la sensazione di assistere a una storia.

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Con Daniel Tek che lavoro avete portato avanti? Quante strade avete bocciato e quali avete inseguito?

Con Daniel c’è stato un lavoro quasi maniacale. Non ci interessava trovare “il bel suono”, ma il suono giusto per ogni emozione. Abbiamo cambiato arrangiamenti, riscritto parti, eliminato idee che funzionavano benissimo ma che raccontavano la cosa sbagliata. A volte la scelta migliore è stata togliere invece che aggiungere. Ogni brano doveva avere un’identità precisa, ma allo stesso tempo far parte dello stesso viaggio.

Col senno di poi? Un lavoro così vasto e massiccio ha dei punti di criticità che ancora oggi vorresti cambiare?

Credo che ogni artista, se potesse, continuerebbe a modificare i propri lavori all’infinito. Anch’io oggi sento cose che farei diversamente. Però ho imparato che un disco non fotografa la perfezione, fotografa una persona in un momento preciso della sua vita. Se lo cambiassi oggi probabilmente tradirei quella fotografia. E quindi preferisco lasciarlo così, con tutti i suoi pregi e anche con le sue imperfezioni. Sicuramente, nei live, proporrò i brani nella versione “aggiornata” a come io mi sento ora.

Un video… te lo chiediamo anche noi…

Mi piacerebbe tantissimo. Però non vorrei fare un videoclip che accompagna una canzone. Vorrei realizzare qualcosa che accompagni l’intero disco. Essendo un concept album, il mio sogno sarebbe un mediometraggio in cui musica e immagini diventino davvero una cosa sola. Ma vabbè … ci vogliono budget e mezzi a cui ancora non ho accesso.