“Daydreaming”, Matteo De Benedittis: “Un brano ruota attorno la diversificazione del proprio essere”

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matteo de benedittis

“Ognuno di noi, nel senso più freudiano possibile, è governato da più morali, sentimenti, emozioni, decisioni circa quello che è giusto o sbagliato e non solo”

Un viaggio parallelo tra sogno e realtà che porta inevitabilmente a prendere coscienza delle sfumature delle nostre emozioni, uno scontro tra razionalità e immaginazione. È lo scenario che si apre in “Daydreaming” (Amor Fati Dischi/Believe Digital), il secondo singolo di One Year Before, disponibile da venerdì 2 aprile su tutte le piattaforme digitali. Dopo “Concrete”, brano che anticipa l’omonimo album di esordio in uscita a settembre per Amor Fati Dischi, De Benedittis torna con un lavoro caratterizzato da sonorità eteree e ricerca introspettiva.

Matteo De Benedittis ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Daydreaming” è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?

È il secondo singolo estratto da quello che diverrà il primo album di One Year Before. Ho scelto questo brano perché credo che dal punto di vista testuale sia uno dei più istintivi del disco e, in maniera del tutto inconscia, strizzi l’occhio ad un pop-rock che ci fa viaggiare nel passato, con un andamento a tratti “floydiano”, ma sempre molto attuale.

Cosa vuoi trasmettere con questo brano?

Il brano ruota attorno la diversificazione del proprio essere in cui due o più realtà difficilmente entrano in collisione ma, al contrario, viaggiano parallelamente, ognuna con le proprie regole che governano in senso plurale l’animo umano. Riconoscerle e fare in modo che queste sfaccettature della stessa persona coesistano è il senso di questo pezzo.

Questo è il secondo singolo che anticipa l’uscita del tuo nuovo album, come si caratterizzerà il disco?

Avevo in mente di ricreare la magia che ascolto nei miei dischi preferiti degli anni ’60, ’70 e perché no, degli anni ’90 anche, in cui gli strumenti batteria, basso e chitarre ne erano i principali protagonisti; il tutto cercando di mantenere una sonorità molto attuale e strettamente personale.

Come nasce il tuo progetto solista?

Sicuramente sia per un’esigenza sia artistica che emotiva, cercando di dimostrare qualcosa a me stesso. Credo però che nasca soprattutto nel modo più naturale possibile per un artista: ho risposto all’urgenza di fare musica in un contesto musicalmente univoco e più libero, indirizzando i miei gusti ed esperienze, sia di scrittura che di arrangiamento, in un lavoro che possa riassumere questo periodo. Sicuramente è il miglior regalo che potessi farmi.