Fabrizio Moro: le 10 canzoni più famose di sempre [VIDEO]

Fabrizio Moro

Dall’anno in cui ha debuttato sul palco dell’Ariston, ha percorso molta strada. Ecco la playlist con la Top 10 del cantautore romano

Fabrizio Mobrici, aka Fabrizio Moro, nasce nella periferia di Roma nel 1975. Di origini calabresi, sin da giovanissimo si avvicina alla musica imparando a suonare la chitarra da autodidatta; passa l’adolescenza a suonare cover di gruppi rock storici e pubblica, nel 1996, il suo primo singolo che intitola Per tutta un’altra destinazione. Nel frattempo si diploma all’Istituto Cinematografico Roberto Rossellini, ma la sua vera passione è la musica.

Nel 2000 debutta sul palco di Sanremo tra le nuove proposte con Un giorno senza fine, raggiungendo la tredicesima posizione: lo stesso anno pubblica il suo album d’esordio che intitola, appunto, Fabrizio Moro. Nel triennio 2005-2007 la sua carriera incontra una svolta: pubblica il secondo album nel 2005,  e il brano Ci vuole un Business viene impiegato dalla Croce Rossa per delle campagne umanitarie. Nella componente sociale risiede il fattore che caratterizzerà parte del suo futuro artistico. Nel 2007 infatti trionfa all’Ariston per la categoria Giovani, con l’iconico brano Pensa: molto apprezzato, il brano ottiene il premio Mia Martini assegnato dalla Critica. Sanremo rimane per lui un importante trampolino che, nell’edizione successiva, lo premia col terzo posto con la traccia Eppure mi hai cambiato la vita.

Con Domani e Barabba, pubblicati rispettivamente nel 2008 e nel 2009, ormai Moro ha raggiunto la maturità artistica e partecipa ancora al Festival di Sanremo nelle edizioni del 2010 e del 2013, rispettivamente con le tracce Non è canzone e Portami via, ma non raggiunge il podio dell’Ariston. Nel frattempo pubblica altri due album: Ancora Barabba nel 2009, e Via delle Girandole nel 2015. Nel biennio 2017-2018 partecipa a Sanremo per ben due volte, vincendo la seconda insieme a Ermal Meta nella categoria Big.

Da sempre un autore sincero e genuino, Fabrizio Moro si è distinto negli anni per spirito critico e capacità introspettiva: per omaggiare un grande cantautore della scena italiana contemporanea, L’Opinionista ha selezionato per i lettori una Top 10 dei brani più famosi.

Le 10 canzoni di Fabrizio Moro più famose

  1. Pensa
  2. Eppure mi hai cambiato la vita
  3. Non mi avete fatto niente
  4. Barabba
  5. Libero
  6. Non importa
  7. Il peggio è passato
  8. Il senso di ogni cosa
  9. L’eternità (il mio quartiere)
  10. Portami via

Pensa

Non poteva mancare la traccia vincitrice del Festival di Sanremo edizione 2007, in gara per la categoria Giovani. Come già detto, ricevette il premio della Critica anche per il significato e per il senso civico che il testo veicolava. La traccia è infatti un inno che omaggia alcuni uomini che, nella loro quotidianità, si sono distinti per la lotta contro la malavita organizzata pagando il prezzo delle loro azioni, a volte, a costo della vita. Una canzone che resta nella mente per la musica e per le parole: il testo è semplice e diretto, e si incastra alla perfezione con l’andamento rock della traccia, che è diventata un classico degli anni 2000.

Eppure mi hai cambiato la vita

Brano incluso nel quarto album di Moro, è una canzone che parla di una relazione giunta al termine: tratta da una vicenda autobiografica, l’autore riflette sul fatto che, nonostante la storia sia finita, in un certo modo si rimane segnati. Nel bene e nel male. L’andamento del brano presenta delle sonorità che si ricordano vagamente l’Hip-hop, senza tuttavia trascurare la partitura della chitarra acustica che trasforma il ritornello in una ballad.

Non mi avete fatto niente

Uno dei brani più recenti, e probabilmente anche il più popolare di Fabrizio Moro presso un pubblico giovanissimo. Nel 2018 Fabrizio Moro partecipa alla 68° edizione del Festival di Sanremo, nella categoria big, con Non mi avete fatto niente: un featuring scaturito dalla collaborazione con Ermal Meta. Il brano è una significativa riflessione ispirata da una lettera di Antoine Leiris, che perse la moglie in seguito agli attacchi terroristici di Parigi nel 2015.

Barabba

Estratta dall’omonimo album del 2009, la canzone sembra pescare a piene mani nella tradizione del cantautorato italiano: eclettico pezzo dal sapore rétro, la canzone è mossa da un malcelato intento satirico. Bersaglio della pungente ironia del brano sono i potenti, laici e religiosi, con i loro abusi e le loro numerose contraddizioni.

Libero

Brano estratto dall’album Domani, uscito nel 2008 e prodotto da Warner Music. Una traccia cui Moro deve molto: oltre a far parte della colonna sonora della serie tv Mediaset I Liceali, Libero è infatti anche una delle tracce che più rappresenta il cantautore romano. Come artista e come persona; al punto che la celebre strofa di Libero “La libertà è sacra come il pane”, è diventata uno dei suoi numerosi tatoo. La traccia rivendica la preziosità di ogni individuo e ne difende la dignità nei piccoli e nei grandi aspetti della vita quotidiana.

Non importa

Altro brano estratto da Domani davvero denso di contenuti: in Non importa Fabrizio Moro si interessa delle religioni, della politica e delle culture umane. Troppo spesso impegnate a sottolineare le diversità che le allontanano e mai attente ai fattori che, invece, fanno di noi un’unica grande famiglia. L’intro di pianoforte presenta la voce dell’autore, nella prima strofa meno graffiante e dura del consueto. Dalla seconda invece il brano acquista maggior vigore nei suoni e nei vocalismi; nella seconda metà del testo, la canzone si fa più veloce con una sonorità decisamente più rock.

Il peggio è passato

Prima traccia dell’album Barabba, presenta il consueto leitmotiv proposto dal Moro analista della società: Il peggio è passato è infatti una serena e disillusa ballad che riflette sulla consapevolezza. Consapevolezza del fatto che, giunti ad un certo punto della propria vita, alcune delle nostre idee cambiano e le aspettative che abbiamo della vita, della società, e della famiglia subiscono una ridimensionata. Un significato che è solo apparentemente cinico: la consapevolezza può dare infatti alle persone la capacità di non dare più a grandi eventi o prospettive future la possibilità di renderci felici. La felicità sta infatti nelle piccole cose e nelle persone con le quali queste si possono condividere.

Il senso di ogni cosa

Brano risalente al 2009 che tratta della tematica amorosa: altro topos letterario spesso adoperato dal cantautore romano, che in questa traccia decide di lasciare fuori dal testo le conflittualità tormentate della società moderna. Ad impreziosire la traccia è la melodia del violino che esegue un motivetto che introduce la voce di Moro all’attacco di ogni strofa. Una ballata che mette in luce le origini artistiche del cantautore, in questo brano riconducibili al grande De André.

L’eternità (il mio quartiere)

Brano risalente all’album L’Inizio, del 2013: nel 2018 la traccia è stata incisa nuovamente da Moro che, in occasione della pubblicazione di Parole Rumori e Anni, ha trasformato il vecchio brano in un featuring con Ultimo. La raccolta uscì in un momento davvero favorevole per il cantautore romano, ossia immediatamente dopo la vittoria al Festival di Sanremo insieme a Ermal Meta. Già nel 2017 Moro e Ultimo avevano avuto modo di conoscersi e collaborare: in particolare, Ultimo aprì per Fabrizio Moro al Pala Lottomatica di Roma nel mese di maggio. Come suggerisce il titolo, i due provengono dallo stesso quartiere, protagonista con loro del brano. Stesso quartiere, stessa strada, stessa rabbia: Fabrizio Moro ha dichiarato di vedere in Ultimo sé stesso a vent’anni. Il riarrangiamento è frutto della riflessione e dell’amicizia che lega i due, e si traduce in un brano maturo ed aperto alle influenze pop portate da Ultimo.

Portami via

Brano che Moro ha portato a Sanremo nel 2017, e che l’autore ha scritto pensando alla figlia di 3 anni: inconsapevole ancora di salvezza del cantante, è lei la vera protagonista della canzone. Una canzone d’amore. Una ballata, ancora una volta, accompagnata dal pianoforte e dalla base orchestrale che le conferisce pienezza e volume. Il 2017 fu l’anno di Gabbani, che vinse la 67° edizione del festival; Portami via raggiunse invece la settima posizione.