Aprendo i lavori, Gessica Lombardi, Presidente Nazionale CNA Moda Calzature Pelletterie e Pelliccerie, ha inquadrato l’ESPR come un vero e proprio cambio di paradigma, il primo impianto regolatorio settoriale che interviene direttamente dai prodotti ai modelli di business, applicandosi anche ai prodotti importati. Per CNA Federmoda, ha sottolineato Lombardi, “questa trasformazione rappresenta una sfida che richiede un approccio proattivo e una governance efficace”. Da qui la scelta di collocare la transizione al centro del Piano Strategico 2030, presentato lo scorso maggio all’Intergruppo Parlamentare Moda, che si articola su tre assi, ossia accompagnamento delle imprese, rafforzamento delle filiere e della legalità, formazione e competenze, pensati per una struttura produttiva fatta in larga parte di micro e piccole imprese, laboratori e artigiani.
In apertura e per aprire il primo panel, Francesca Romana Rinaldi, Direttrice del M4CF SDA Bocconi, ha illustrato il percorso di analisi condotto nel 2026 dalla community multi-stakeholder M4CF sull’ecodesign, presentando un’anteprima sul framework per la prevenzione e gestione dei prodotti invenduti nel settore che sarà pubblicato a fine settembre nel Circular Fashion Manifesto 2026 e sui criteri di ecodesign proposti dal JRC, con proposte concrete elaborate insieme alle imprese partner per il settore Tessile, Abbigliamento, Pelle e Calzature (TCLF). Rinaldi afferma che “tra i punti chiave emersi dal confronto sul terzo milestone del JRC c’è la necessità di un approccio alla durabilità differenziato per materiale e categoria merceologica, il rafforzamento della riparabilità
attraverso una rete nazionale di centri di riparazione che aumenti il livello di trasparenza ma non comprometta l’efficienza complessiva del sistema, una migliore definizione di rifiuti industriali, post-consumo e prodotti invenduti, e dei requisiti di dati per il Passaporto Digitale di Prodotto (DPP)”, che il Monitor indica come leva strategica per la transizione verso un modello circolare e trasparente, a condizione che sia costruito su regole armonizzate a livello UE e su indicatori di impatto comprensibili per i consumatori.
Nel primo panel, dedicato a “Regolamento Ecodesign (ESPR): stato dell’arte e prospettive applicative”, sono intervenuti alcune aziende partner del M4CF SDA Bocconi rappresentate da Marco Guazzoni (Vibram), Dario Casalini (Maglificio Po Srl – Oscalito 1936) e Silvia Vela (Bip.Verco Sustainability) oltre a Caterina Mazzei (CNA Federmoda), Maria Luisa Rubino (Confartigianato Moda), Guido Bottini (Confindustria Moda, online) ed Eleonora Foschi (ENEA, online), che ha presentato i risultati degli studi di impatto condotti da ENEA nell’ambito del progetto MIMIT-ENEA sull’impatto atteso dell’ESPR per i diversi stakeholder del settore, oltre che le varie attività nell’ambito.
Natalia Gil Lopez, Responsabile Dipartimento Politiche Ambientali della CNA, e moderatrice della giornata, ha dato la parola a Caterina Mazzei, Referente Sostenibilità e Economia Circolare di CNA Federmoda, che ha portato il punto di vista delle micro e piccole imprese sui criteri proposti dal JRC, sostenendo che “la circolarità non può essere costruita su un mercato privo di integrità” e che l’ecodesign deve essere uno strumento di governo del mercato, non solo di informazione al consumatore. Mazzei ha evidenziato le criticità di un approccio standardizzato che non riflette la complessità delle filiere frammentate e dei distretti produttivi italiani, chiedendo maggiore granularità nei criteri di durabilità, requisiti minimi di progettazione per la riparabilità, un quadro chiaro sull’end-of-waste e un DPP pensato come strumento dinamico, capace di seguire il prodotto lungo i flussi di riparazione, riuso e second-hand, e non solo al momento dell’immissione sul mercato.
Il secondo panel, “Il confronto: le posizioni nel negoziato europeo sugli atti delegati”, si è aperto con l’intervento di Giorgia Di Giovanni, funzionaria tecnica del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), che ha ricostruito il Piano di Lavoro Ecodesign 2025-2030 della Commissione europea e il percorso che porta dagli studi preparatori all’adozione degli atti delegati. Per il tessile/abbigliamento, uno dei settori prioritari individuati dalla Commissione, gli studi preparatori sono in corso dal 2023, la discussione al Forum Ecodesign è attesa nel terzo trimestre 2026 e l’adozione dei primi atti delegati tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Di Giovanni ha inoltre richiamato il divieto di distruzione dei beni di consumo invenduti (art. 25 ESPR), in vigore dal 19 luglio 2026 per le grandi imprese e dal 2030 per le medie, con l’esenzione prevista per micro e piccole imprese, e ha illustrato lo stato dei lavori sul Passaporto Digitale di Prodotto (DPP), dal registro europeo che la Commissione dovrà istituire entro il 19 luglio 2026, alla standardizzazione tecnica in corso a livello europeo, sottolineando che la responsabilità sull’accuratezza delle informazioni resterà in capo all’operatore economico che immette il prodotto sul mercato, anche extra-UE.
Eliana Caramelli, funzionaria tecnica del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), ha illustrato il percorso che dalla Strategia nazionale per l’economia circolare ha portato all’istituzione del Tavolo nazionale Ecodesign, presentandone la composizione e l’articolazione nei diversi gruppi di lavoro, con un focus dedicato al Gruppo tessile e alle attività svolte finora. Caramelli ha inoltre evidenziato le sinergie tra alcuni strumenti di competenza del MASE e il Regolamento Ecodesign, in particolare su vigilanza del mercato, Criteri Ambientali Minimi (CAM) per gli acquisti pubblici e certificazioni ambientali di prodotto.
A completare il panel, Timea Pal, consulente associato di Trinomics, che ha presentato la struttura e la timeline dello studio di impact assessment a supporto degli atti delegati sull’abbigliamento tessile, condotto dal consorzio Trinomics-VITO-Oeko-Institut-Fraunhofer IZM per conto della Commissione Europea, con conclusione prevista a ottobre 2027. A chiudere i lavori, Antonio Franceschini, Responsabile Nazionale CNA Federmoda, ha illustrato l’agenda di CNA Federmoda per la sostenibilità, sottolineando come l’attenzione dell’associazione al tema non sia recente, ma risalga a un’epoca in cui non si parlava ancora di “sostenibilità”: un impegno storico dell’artigianato moda italiano, ben prima che diventasse un tema regolatorio europeo.
Francesca Romana Rinaldi ha quindi tracciato le prospettive di lavoro del dialogo europeo, prima della sessione di Q&A conclusiva. Il Monitor for Circular Fashion di SDA Bocconi, in collaborazione con CNA Federmoda, invita ora imprese e stakeholder della filiera a condividere i propri feedback entro il 20 luglio: le informazioni raccolte confluiranno in un executive summary del dialogo che sarà condiviso con MIMIT e MASE a supporto del negoziato in corso sugli atti delegati dell’ESPR.
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