“Fogli che raccontano”, LaRizzo ci parla del suo ultimo lavoro

alessandra rizzo

Attraverso “Fogli che raccontano”, LaRizzo, descrive il suo percorso artistico, raccogliendo i brani più rappresentativi di 10 anni. I brani, presentati in ordine di scrittura, permettono all’ascoltatore di vivere le emozioni della cantautrice, attraverso un viaggio fatto di immagini, luoghi, parole e sonorità, che restano impresse come durante la lettura di un libro.

L’artista ci ha gentilmente concesso un’intervista

Lo scorso 25 settembre è uscito “Fogli che raccontano”, di che cosa si tratta e qual è il suo intento?

Per quanto mi riguarda, Fogli che Raccontano è stato un viaggio. Ogni brano è nato dall’esigenza di dire qualcosa. É sicuramente un progetto sincero, con l’intento di far vivere all’ascoltatore un viaggio.

L’ascolto di questo lavoro discografico è paragonato alla lettura di un libro, come mai?

I brani, ascoltati dal primo all’ultimo e, proposti in ordine di scrittura, raccontano una storia. Racconto di me, di luoghi con i quali ho un forte legame, di una natura che descrivo e richiama determinate atmosfere. Ascoltando credo si possano riportare alla mente immagini, ma anche le emozioni vissute nell’esatto momento in cui i brani sono stati scritti. Mi piace pensare che, terminato l’ascolto, si possa provare la stessa sensazione di quando ci si siede attorno al fuoco in una sera fresca e qualcuno ci inizia a parlare in modo sincero, sena filtri.

Grazie alla tua versatilità vocale, troviamo un genere musicale che può indentificarsi come una world music d’autore con varie contaminazioni. Come ti riconosci in questa definizione?

Mi piace l’idea della contaminazione. Ho ascoltato e cantato generi diversi e tutti trovano spazio nel momento in cui mi esprimo. É una continua ricerca che permette di trovare ogni giorno qualcosa di nuovo.

Questo lavoro vede la partecipazione di musicisti conosciuti nel panorama musicale nazionale. Come si è incrociato il vostro percorso artistico e, visto dall’interno, che cosa ne è venuto fuori?

Mi sento davvero molto fortunata. Poter confrontarsi con musicisti del calibro di Edoardo Musumeci, Alberto Fidone, Peppe Tringali, Massimo Greco, Gionata Colaprisca, Mario Pappalardo, permette di crescere.. Alcuni di loro sono per me famiglia, fratelli con i quali condivido giornalmente la mia vita. Non ricordo il momento esatto in cui le nostre strade si sono incrociate, ma credo che le anime affini si riconoscano durante il cammino e decidano di affiancarsi.