Giacomo Luridiana ci racconta “La mia città”, il suo nuovo singolo

29

giacomo luridiana

Spiega l’artista a proposito della nuova release: “La città è il posto dove tanti si sentono frustrati, sfruttati, ma al sicuro in qualche modo”

Da venerdì 15 ottobre è disponibile in rotazione radiofonica “La mia città”, il nuovo singolo di Giacomo Luridiana, già disponibile sulle piattaforme di streaming dal 10 ottobre. “La mia città” è una profonda riflessione in musica su quando si confonde l’odio con l’amore e il dolore col piacere.

Giacomo Luridiana ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“La mia città” è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?

E’ una canzone che racconta di uno strano genere di dolore, di un amore scelto e voluto nonostante premesse sbagliate. Le strofe provano a ripercorrere le sensazioni di chi, in un qualche modo, sceglie di essere tormentato dall’amore. Volersi non necessariamente vuol dire riuscire a volersi bene. Non parla della violenza fisica o psicologica che un/una partner può infliggerci esplicitamente; parla della violenza che ci si auto infligge (e che, così facendo, si può finire per infliggere pure all’altra persona) cercando relazioni destinate al fallimento con persone che ci feriscono anche solo involontariamente, anche solo per il fatto che loro sono così, noi cosà e l’incompatibilità delle due cose risulta in litigi e malesseri di ogni tipo.

Che cosa vuoi trasmettere con questo brano?

Che queste cose succedono, niente di più. Non vorrei si interpretasse La mia Città come un tentativo di giustificare o romanticizzare una relazione tossica, non c’è niente di romantico nella violenza. Scrivo di quel che conosco; vorrei riuscire a restituire un pezzetto di realtà a chi ascolta i miei brani. Non ho morali da lasciare. Con “la mia città” non voglio trasmettere nessun messaggio specifico, penso che nella maggior parte dei casi le canzoni siano un mezzo per ritrarre un oggetto che non si può percepire in altro modo (che sia una somma di stati d’animo e sentimenti, un’emozione, un periodo della nostra vita o altro ancora). Questo è quello che voglio fare con la mia musica.

C’è anche un videoclip, come si caratterizza?

Quest’anno l’ho vissuto tra Manchester e Milano, così il video l’ha girato a Liverpool un regista davvero bravissimo, David Silis. E’ un video di me che canto girando per la città per supportare in modo diretto e semplice la poetica della canzone.

Come ti sei appassionato alla musica?

Ho iniziato a scrivere poesie molto prima di imparare a suonare la chitarra e tutt’ora scrivo i testi come prima cosa. Scoprire di voler fare il cantautore è stato un processo lungo e per lo più inconscio. Da piccolo mia mamma mi faceva ascoltare Bruce Springsteen spessissimo, soprattutto in macchina, poi per alcuni anni ho smesso di ascoltarlo. A 15 anni mio zio mi ha regalato la sua prima chitarra classica e attorno ai 17 ho ripreso ad ascoltare Springsteen ossessivamente, per circa un anno e mezzo non ho quasi ascoltato nient’altro. Riscoprire quelle emozioni di quando ero bambino e poter finalmente sperimentare per ricrearle in prima persona con la mia chitarra e la mia voce sono stati i due ingredienti fondamentali per farmi capire che quella era l’unica cosa che volevo davvero fare.