I Musica da Ripostiglio e il loro nuovo album “Zan Zara”

musica da ripostiglio

É uscito venerdì 19 aprile “Zan Zara’” (Irma Records) il nuovo disco di inediti della band Musica da Ripostiglio. Un lavoro che fotografa perfettamente l’attuale natura artistica della band sempre in equilibrio tra il teatro e la musica. Sono reduci infatti da numerose tournèe e vantano collaborazioni con attori del calibro di Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Giorgio Tirabassi, Rocco Papaleo, Giuliana De Sio, Isabella Ferrari e tanti altri. Fino al 16 Giugno sono in scena a Milano con lo spettacolo Trattoria Menotti. Ne parla in intervista a L’Opinionista Luca Pirozzi, frontman della band.

“Zan Zarà” è il vostro nuovo disco composto da undici inediti che passando in maniera trasversale dallo swing al latin, da temi più leggeri ad altri più profondi vi raccontano e vi racchiudono. Non predomina un solo genere musicale ma il filo rosso è quello della miscelazione fantasiosa e della sperimentazione. L’intenzione era che “il disco suonasse davvero alla Ripostiglio anche perché da camera ci sarebbe sembrato eccessivo!”, avete detto. Come ci commentate questa frase spiritosa ma molto esplicativa?

“Zan Zarà” è un caleidoscopio di ascolti ed esperienze che abbiamo fatto in questi anni quindi è un pò una fotografia di tutto quello che abbiamo vissuto e ci siamo portati. Quello che vorrei che passasse è che è un disco formato da 11 storie/ canzoni che musicalmente fanno parte del mondo acustico come lo siamo noi che siamo proprio una band acustica (chitarra acustica, contrabbasso) e che ci siamo divertiti, con questo lavoro, a vestire in modo più completo con il violino, il quartetto d’archi, quartetto di fiati e con il pianoforte.

“Zan Zarà” è un nome bizzarro che richiama un insetto piuttosto spiacevole anche se le vostre canzoni sdrammatizzano ed ironizzano creando un effetto sovversivo della realtà, ironico e dunque benefico. Penso anche al singolo “Dente Deliquente” che ha anticipato l’uscita dell’album. Da dove nasce la scelta di questi nomi e dei temi che vi allineano ad una musica per alcuni versi popolare/folcloristica, da cabaret, da musicisti di spettacoli da intrattenimento? Attingete ad un repertorio particolare?

“Dio ha creato tutto e anche le zanzare, ma a cosa servono nell’ecosistema ci si chiede sempre”, dice Luca Pirozzi e così ho scritto il testo scherzandoci su come poi per “Dente delinquente” che sdrammatizza su una cosa abbastanza drammatica. Carosone, Buscaglione, Paolo Conte sono tutti artisti che abbiamo ascoltato e che inevitabilmente ci si sono attaccati addosso e ce li siamo portati dietro originando le sonorità che come dici tu richiamano il folclore, il cabaret, l’intrattenimento e che rappresentano le nostre influenze.

Quanto incide la personalità di ciascuno di voi quattro nell’elaborazione dei singoli e delle gags teatrali che riempiono i vostri video?

Si ci sono dei compiti divisi e artisticamente componiamo con il contributo specifico di ciascuno. Siamo un bel gruppettino di lavoro, arrangiamo tutto insieme, creiamo lo spettacolo insieme e ognuno è protagonista ma senza la presenza di vero leader. Siamo un quartetto alla pari insomma dove ognuno ha il suo ruolo, io ad esempio scrivo i testi e sono il cantante e frontman della band, dice Luca Pirozzi.

In due singoli del disco sono coinvolti due grandi attori del teatro e del cinema italiano: Rocco Papaleo in “Vado male in latino” e Giorgio Tirabassi alla chitarra e alla voce nel brano “Zan Zarà”. Poi Paolo Sassanelli è presente nel video di “Dente Delinquente” e in quello de L’Orchestrina da ripostiglio”. Quale è stato il valore aggiunto a voi come band e ai brani, il lavorare con questi grandi ospiti?

Lavorare con questi attori è molto bello e la cosa davvero bella che ha cambiato il nostro modo di lavorare è che quando lavori in teatro con gli attori, la musica subisce quello che passa un attore. Cioè un attore a seconda dello spettacolo teatrale in cui si trova deve vivere una nuova vita e questa è una possibilità bellissima per noi musicisti perché è un po’ veramente come se fossimo una altra entità e anche per la musica vai così ad approfondire il periodo storico, scenico, le posture ecc e da qui deriva anche la contaminazione dei nostri pezzi e dell’album.

Create sonorità allegre e i vostri video sono dei mini film esuberanti e carichi. Faccio riferimento ad esempio al singolo e al video “L’Orchestrina da Ripostiglio” con cui avete tra l’altro chiuso la diretta televisiva su Rai 1 al Teatro San Carlo di Napoli o a “Dente Delinquente”. Traspare un altissimo livello di giocosità, intesa e professionalità. Quanto il lavoro impatta su di voi durante e dopo le esibizioni e registrazioni? Quanto è il vostro coinvolgimento e adesione?

Questa cosa del lavoro è molto interessante. Io penso di non aver mai detto ai miei figli: babbo, và al lavoro perché poi quel momento lì poi è un momento creativo. Credo che la creatività in qualche modo faccia parte di ognuno di noi e farla per lavoro è un grande privilegio anche di crescita personale. Se poi viene fatta con leggerezza che poi la leggerezza ha una sua profondità ti permette di vivere senza quel peso della vita e del lavoro che puoi sentire ad esempio quando suona la sveglia.

Fino al 16 Giugno sarete in scena a Milano con lo spettacolo Trattoria Menotti. Cosa dobbiamo aspettarci venendovi a vedere?

É uno spettacolo che sta andando molto bene perché credo sia una formula molto intelligente che abbia trovato il direttore artistico e regista Emilio Russo. Lo spettatore arriva e si trova davanti un teatro senza sedie ma con tavoli con delle tovaglie rosse e viene proprio catapultato negli anni ’60 dove c’è la band che siamo noi che suona le canzoni milanesi poi c’è la prostituta, c’è il poeta e l’ubriacone. Lì in un tavolo insieme a loro che girano, con la quarta parete abbattuta fin da subito tra storielle, gag, monologhi e canzoni si racconta questa Milano che non c’è più ma che in qualche modo ha segnato un’epoca che ha dato luogo a tutti i cantautori. Gaber e Jannacci sono tra gli autori più citati in questo spettacolo. Si assaporano perciò sia il divertimento che una bella malinconia tipica di un’epoca che noi non abbiamo vissuto personalmente ma che abbiamo la possibilità di vivere, vivendo più proprio come dovrebbero fare gli artisti.

Dopo Trattoria Menotti ripartirete per la promozione del disco con diverse date in giro per l’Italia. Ci svelate una speranza o una meta prefissata che tutta la band condivide, guardando il passato, vivendo il presente e immaginando il futuro?

Quello che mi auguro è di mantenere o di migliorare un pò la curiosità che abbiamo. Molto spesso i limiti ce li poniamo noi sognando un cosa sola quindi come augurio io mi farei di restare sempre curiosi perché poi in un’epoca di grandi cambiamenti forse non lo sappiamo neanche cosa c’è in serbo di buono. Dunque senza lamentarci sulle cose che non vanno o non ci piacciono, mi auguro una grande curiosità e questo lo auguro anche a tutti!

Ti ringrazio!

Grazie a te! CIAO!