Irene Olivier: in radio “Melody”, il nuovo singolo dall’album “V-Deocrazy”

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“I miei testi in questo progetto sono in parte autobiografici ed in parte frutto di pura fantasia, sempre con un mood che oscilla tra l’oscurità e la serenità”

Su tutte le piattaforme di streaming è disponibile “V-Deocrazy”, nuovo album di Irene Olivier. Il singolo “Melody”, estratto dall’album, è inoltre in rotazione radiofonica a partire dal 17 dicembre. Il pluralismo dell’anima, la contrapposizione tra la parte “buona” e la parte “cattiva” che c’è in ognuno di noi e la coesione tra le due; e poi il fatidico momento di crescita personale, la presa di consapevolezza su chi siamo e, soprattutto, chi vorremmo essere: “V-Deocrazy”, nuovo disco di Irene Olivier, parla di tutto questo e si presenta come un viaggio musicale tra sogni e incubi, un iter onirico che prende forma nelle 8 tracce che lo compongono.

Irene Olivier ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Melody” è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?

“Melody”, sintetizzando, parla dell’incapacità del vero ascolto. L’incapacità quindi di passare dall’ascoltare al sentire. E’ una piccola storia di pura fantasia, con un pizzico di mia esperienza reale. Melody è la protagonista femminile della storia. E’ un ente astratto, che sulla Terra ha preso sembianze androidi, e cerca di mescolarsi ai terrestri per capirne il linguaggio. Per quanto ci provi, non ci riesce mai. Anzi, più ci prova, più si sente distante da quel che la circonda e il senso di incapacità la fa soffrire.

C’è anche un video, come si caratterizza?

Il video è ambientato in un mondo parallelo, oscuro, la cui unica luce è una sorta di fuoco primordiale. Melody, la protagonista, è un’entità dalle sembianze umane attorniata da altri esseri tutti (quasi) uguali, con un casco in testa. Il casco rappresenta la loro incapacità di ascolto e quindi di sentimento. Il non riuscire a farsi ascoltare crea così per Melody una comunicazione a senso unico. L’epilogo per la protagonista, sarà il doversi uniformare alla massa indossando lo stesso casco, e diventare così a sua volta l’essere che da “non ascoltato” diventa “non ascoltatore”.

Il brano è estratto dall’album “V-Deocrazy”, come si compone?

V-Deocrazy è un ‘viaggio’ di circa mezz’ora tra sogni e incubi. Sogni non necessariamente belli ed incubi non completamente negativi. Le tematiche che tratto in questo viaggio sono il pluralismo dell’anima, la contrapposizione tra la parte “buona” e la parte “cattiva” che c’è in ognuno di noi e la coesione tra le due, il momento di crescita, di consapevolezza e presa di coscienza di chi siamo e chi vorremmo essere. I miei testi in questo progetto sono in parte autobiografici ed in parte di pura fantasia. Le sonorità rimangono nel mondo del Pop/Elettronico senza però mai dimenticare arrangiamenti più “classici”, che sono un richiamo della mia adolescenza. I pezzi che compongono l’album sono 8, più un intro musicale e parlato. Nella versione CD e quindi non presente nei digital stores, c’è poi una nona traccia ‘bonus’, che è la versione acustica unplugged di Witch Eyes, in presa diretta chitarra e voce.

Come ti sei avvicinata al mondo della musica?

La musica c’è sempre stata nella mia vita. Ma posso dire che il punto di svolta e quindi del passaggio dal “cantare per me stessa” alla composizione di pezzi miei è arrivato circa due anni fa’, al tempo del primo lock down. Quello è stato il momento in cui ho avuto l’opportunità di un’etichetta discografica che mi ha permesso di cominciare a “fare sul serio” e quindi poter registrare e produrre i miei pezzi.