“Lady Laura”, alla scoperta del nuovo singolo di Carlo Audino

29

lady laura

“Le tinte di questa canzone sono abbastanza nostalgiche. Un amore che scavalca qualsiasi portiere!”

Da venerdì 3 settembre è disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali “Lady Laura”, il nuovo singolo di Carlo Audino. “Lady Laura” racconta un ricordo di giovinezza dell’autore. Nonostante la sua timidezza, un giorno decise di avvicinarsi il più possibile a Laura, una compagna di scuola. Dopo averla seguita fino al portone di casa, deciso a dichiararsi, si trovò davanti un portiere robusto, con abiti e occhiali neri, che con voce roca, lo intimò ad allontanarsi, altrimenti lo avrebbe picchiato! Carlo Audino, riuscito comunque a conquistare la bella Laura qualche tempo dopo e in barba al portiere, scrive questa canzone per fissare quell’aneddoto così importante per la sua storia. Chitarra, cori e canto sono realizzati da Carlo Audino, mentre Riccardo Taddei ha suonato le tastiere, Simone Ceracchi il basso e Luca Fareri la batteria.

Carlo Audino ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Lady Laura” è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?

Le mie più grandi ispirazioni sono sempre state quelle situazioni scomode, pericolose oppure sfortunate e tristi o anche felici: può essere sufficiente un film che ti commuove particolarmente oppure leggere una notizia che ti emoziona (come è successo a me leggendo un articolo di giornale che mi ha fatto scrivere di getto “Bosko e Admira”). Nel caso di “Lady Laura” bisogna immedesimarsi in un ragazzo timido quale ero io nei primi anni di Ginnasio ed emozionarsi (meglio “spaventarsi”) nel trovarsi davanti una figura inaspettata che ci separa dall’anima candidata-gemella di cui vogliamo scoprire di più e dalla quale vorremmo farci notare. Ed invece appare come in un thriller questo portiere che, tutto sommato, fa il suo lavoro ma forse si rivolge a me in un modo un po’ troppo crudo tale che mi spaventa e mi farà tornare all’attacco più prevenuto e più deciso di prima. Qualche anno dopo aver scritto questa canzone mi ricordo che, tutto rosso per la tanta timidezza, feci un provino alla RCA di via Nomentana 1111 a Roma cantando proprio “…Lady, Lady, Laaady: Lady La-u-raaa…” ma il dr. Fxx si rivolse a mia madre (ero ancora minorenne) e le disse che avevo ancora la voce troppo immatura nonostante la canzone sarebbe potuta andare. Quindi negli anni successivi seppellii Lady Laura nel dimenticatoio fino ad oggi, quando ho voluto ridarle la luce che merita.

Cosa vuoi trasmettere con questo brano?

Le tinte di questa canzone sono abbastanza nostalgiche. Se ne percepisce il sapore quando si paragona il battito del proprio cuore dovuto allo spavento del tetro portiere apparso all’improvviso con il ricordo nostalgico, appunto, del proprio battito cardiaco quando si correva per gioco nei campi oppure quando, gridando “vado io! Vado io!” si scendevano le scale per aprire a qualcuno che bussava alla porta di casa. Sono flashback della propria vita, quasi a ripercorrerla in poche strofe. Ovviamente sono emozioni che può provare un ascoltatore che, come me, ha passato gli anta, perchè ormai tra videocitofoni, spioncini digitali e console da gioco non se ne capisce quasi neanche più il senso. Infine c’è la parte descrittiva di Laura: si capisce che è una ragazza con i capelli nerissimi, molto bella e, probabilmente, molto romantica. E poi c’è il protagonista che si ricorda di lei con una canzone. Non ho voluto forzare la mano sul perchè si voglia “far volar via i nostri ricordi” che invece Laura si era tanto raccomandata di non dimenticare. Bene: qui lo dico solo per i lettori di questa intervista, ma purtroppo la versione originale alla fine recitava “ed ora ho il tuo sorriso tra i fiori” quindi sarebbe stata sconfitta (nella realtà) da un tumore al seno che è ritornato molto più aggressivo di quattro anni prima, quando era stata operata con presunto successo. Ma non avevo voglia di far intristire l’ascoltatore e quindi ho lasciato che Laura vivesse ancora la sua splendida vita terrena, almeno nella mia fantasia musicale di questa canzone, e che venisse dimenticata da me perchè era passato del tempo che noi non ci frequentavamo più. Ognuno aveva preso strade diverse e forse era meglio che ciascuno rimovesse i ricordi dell’altro. Rimane nella struttura sommaria del brano una sommaria descrizione di una breve vita sovrastata dall’oscurità della tetra figura del portiere.

C’è anche un video, come si caratterizza?

Il videoclip di Lady Laura mi vede comparire circa nel 99.9% dei fotogrammi che lo compongono. Ho cercato di rappresentare la parte del tetro “portiere nero come i suoi occhiali” su un terrazzo panoramico. La ripresa ondeggiante che mi ha fatto Sabrina (la mia camerawoman) adducendo il motivo della non-stabilità-dell-immagine al fatto che la camera pesasse come un macigno, l’ho lasciata sia ad indicare l’emozione al cospetto del portiere e sia a rimarcare le parole del canto “….mi trema ancora un poco la voce…” (e non solo, aggiungerei!). Infine, visto che nella canzone nella seconda parte prende risalto il coro, e, non avendo avuto modo di contattarne uno che mi sarebbe piaciuto inserire nel video, mi sono dovuto arrangiare con una animazione di sette “Laura”. A questi sette personaggi femminili dovevo dare una volto ed allora, grazie alle doti da truccatrice della mia assistente Sxbrxxx, ho fornito il soggetto al software di animazione di una Laura un po’ mascolina e molto somigliante al cantante stesso. Quindi da quello che risulta sul video (non dalla canzone) si potrebbe pensare anche che la Laura hostess in verità sia un altro uomo travestito! Beh, un modo come un altro per intrecciare ancora di più le idee a chi pensava che la canzone fosse abbastanza scontata! 🙂

Come ti sei avvicinato alla musica?

Nella mia famiglia si è sempre fatta molta musica: ricordo che ogni compleanno o festa comandata era la perfetta occasione per stare tutti insieme a mangiare, giocare e cantare! Mio zio suonava la fisarmonica e mio padre la chitarra. Era quindi inevitabile che noi, figli e nipotame vario, venissimo contagiati dalla vena artistica. Così nel 1979, ragazzo quindicenne, decisi di imbracciare la chitarra di mio padre che era appesa per la cinghia su due chiodi in sala da pranzo e, grazie ai primi rudimenti forniti proprio dal mio “boss”, ho cominciato a suonarla e si è così aperta un’autostrada di possibilità ed occasioni che mi hanno aiutato sia nell’adolescenza da timido che nella vita successiva fino ad arrivare ai giorni nostri.