L’energia travolgente e vivace dell’Espressionismo Astratto di Stefan Feßlmeier (IE)

stefan espressionismo

Esiste un momento specifico, nel percorso creativo di ogni artista, che costituisce il punto esatto dal quale le energie si liberano fino a generare un forte impulso a manifestare emozioni, sensazioni, concetti, che fino al secondo precedente restavano latenti e incapaci di fuoriuscire. Dal quell’istante in avanti diventa irrinunciabile continuare a generare immagini che danno voce all’interiorità; questo è stato il cammino seguito dal protagonista di oggi dopo aver scoperto un estro creativo che non immaginava di avere e da quel punto in avanti non è più riuscito a smettere di fare arte.

Intorno alla metà del Novecento nacque un movimento pittorico che voleva distaccarsi in modo netto da tutta la precedente ricerca volta ad astrarre il concetto dell’arte dalla sensazione legata al visibile, ad allontanarsi dalla figurazione che aveva dominato il panorama artistico dei secoli precedenti ma che, in qualche modo, stava togliendo alle opere l’intensità dell’emozione per affermare la predominanza della pura forma. Attraverso un’analisi quasi scientifica e legata a immagini geometriche e colori primari, movimenti come l’Astrattismo Geometrico, il Suprematismo, o addirittura la monocroma smaterializzazione dell’opera che riunisse però i temi scientifici di movimento, suono e spazio che ha caratterizzato lo Spazialismo, avevano legato l’atto creativo a un approccio logico e razionale che nulla concedeva alla parte più interiore, istintiva dell’artista stesso. Jackson Pollock decise di opporsi fortemente alla rinuncia all’irrazionale e a quell’emozione che considerava parte imprescindibile dell’opera, dando vita all’Espressionismo Astratto a cui aderirono tutto quel gruppo di creativi che non riusciva a sentirsi vicino ad alcune delle parallele correnti artistiche. L’uso casuale di colori attraverso l’Action Painting ma anche con modalità più controllate e riflessive che sempre però lasciavano l’impronta emozionale dell’autore sulla tela, e la scelta delle tonalità cromatiche funzionali al mondo interiore o all’istante che si desiderava immortalare furono le caratteristiche principali del movimento, così come la libertà stilistica testimoniata dell’eterogeneità degli artisti che vi aderirono. Dunque la forza dei colori, già teorizzata dall’antecedente Espressionismo, unita al distacco dalla rappresentazione della realtà per lasciar predominare il senso, l’essenza, l’emozione e l’istinto, furono in grado di dare un nuovo senso all’Astrattismo che ormai sembrava dover dominare il panorama artistico della metà del Ventesimo secolo. Il tedesco Stefan Meßlmeier sceglie proprio l’Espressionismo Astratto nel momento in cui sente un’irresistibile attitudine verso l’arte, in una fase della sua vita in cui tutto sembrava irrimediabilmente fermo, bloccato dentro una realtà che non sentiva appartenergli e fu proprio in virtù di quella tendenza verso l’impulso creativo che da quella fase è uscito svelando la sua energia interiore.

Le sue tele sono un universo travolgente e vivace in cui Feßlmeier imprime tutta la positività e la gioia per aver recuperato quella parte di sé che sembrava aver perduto, e una rinnovata capacità di guardare il mondo a tinte forti, vivaci, dirompenti al punto di diventare voci singole di un coro di emozioni in grado di fuoriuscire dall’opera per toccare le corde più istintive dell’osservatore.

Utilizza la tecnica dell’Action Paintig su cui però interviene attraverso il grattage per incidere letteralmente sui colori l’immagine che desidera fa emergere, il tratto che vuole far prevalere, il dettaglio da mettere in evidenza nel caos esistenziale di quei colori impetuosi che svelano una tendenza positiva, una capacità di intravedere il bello anche attraverso il vortice di impulsi razionali che spesso avvolgono la vita quotidiana.

Sembra un’esortazione ad andare oltre ciò che appare quella di Stefan Feßlmeier, un invito all’uomo contemporaneo a fermarsi un po’ più spesso a riflettere e apprezzare ciò che ha, tutto quanto fa parte di quell’esistenza distratta, che troppo di frequente si trova a condurre, che lo allontana dalla reale sostanza di ciò che lo circonda.

Da qui l’esigenza di liberare quelle energie che normalmente non vengono ascoltate, quel flusso vitale che si genera e che necessita di esprimersi all’esterno, di comunicare e manifestare un punto di vista del singolo che può anche trovare connessioni e sinapsi con l’altro, inteso come diverso dal protagonista della sensazione, il quale trova empatia proprio in virtù del simile e vicino sentire o, al contrario, si può aprire a un punto di vista e a un’interpretazione differenti.

La scelta di non dare titoli alle opere è anch’essa in qualche modo un invito di Stefan Meßlmeier ad approcciare le sue tele senza preconcetti delle mente, semplicemente sentendo i colori, le linee e le figure sussurrate che emergono quasi in trasparenza, senza invadere, per lasciarsi andare a un universo emozionale che ha bisogno di essere libero da ogni regola e da ogni limite per esprimere la sua essenza più profonda, e questo vale per chi comunica ma anche per chi riceve il messaggio dell’atto pittorico.

The final cut
1 The final cut (L’ultimo taglio)

L’approccio positivo di Meßlmeier si alterna a un’altra gamma di emozioni, quelle del dubbio, dell’incertezza, del dolore delle ferite, che però sono funzionali a un superamento, alla fase propulsiva del risanamento e della rinascita verso il colore e la bellezza di un cammino che si ristruttura e trova nuova linfa esattamente in virtù del periodo buio che lo ha preceduto. Nella sua carriera iniziata tardivamente nel 2017 ma mai più interrotta per seguire il flusso creativo che ormai appartiene alla sua essenza, ha partecipato a varie mostre collettive; con il ricavato della vendita delle sue opere sostiene l’Associazione Tedesca di Aiuto alla Depressione, la campagna per la donazione di midollo osseo e la Fondazione Tedesca per i Tumori in età Pediatrica.

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