Lo stato di incertezza di un intero Paese in “Giorni sospesi” di Adolfo Durante

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“Ho sentito forte il desiderio di ritornare a sonorità più ruvide e rock, specchio del mio stato d’animo attuale. Vorrei poter esorcizzare con questa canzone le paure, le ansie che hanno dominato gli ultimi anni, nella speranza che ognuno di noi torni a rivedere un po’ di luce”

adolfo durante coverDa venerdì 17 dicembre sarà disponibile in rotazione radiofonica “Giorni sospesi”, il nuovo singolo di Adolfo Durante. “Giorni sospesi” è un piano sequenza di musica e parole sull’Italia al tempo del Covid, giocato sulla potenza evocativa di immagini inimmaginabili e su un feroce sarcasmo, mentre l’arrangiamento evoca l’accalcarsi confuso di messaggi mediatici nelle strade vuote del lockdown. Il brano anticipa un nuovo album di inediti, la cui uscita è prevista per la primavera del 2022, nel solo formato vinile e che prefigura una direzione musicale diversa dai precedenti lavori. Alla produzione e agli arrangiamenti, anche per questo disco, si è avvalso di Alberto Lombardi.

Adolfo Durante ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Giorni sospesi” è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?

Il brano nasce dalla penna di Alessandro Hellmann, scrittore di libri e autore di canzoni per brani di Rosario Di Bella, Yuri Camisasca (autore di canzoni per Battiato, Alice), Yo Yo Mundi, Simone Cristicchi e molti altri ed è una “fotografia” del 2020: descrive lo stato di incertezza che ha pervaso un intero Paese di fronte a quello che allora non si poteva immaginare sarebbe stato nei prossimi anni il virus che conosciamo oggi, ma con la speranza che le cose prima o poi sarebbero tornate come prima. Oggi purtroppo siamo ancora in uno stato di profonda incertezza e questa canzone, benché scritta all’inizio della pandemia, rimane di un’attualità disarmante.

Cosa vuoi trasmettere con questo brano?

Con questo brano vorrei trasmettere la speranza in tanti di noi che non vedono una via d’uscita da questa situazione di profonda incertezza, invitare tutti ad essere fiduciosi; se tutti sapremo fare la nostra parte, nel rispetto delle disposizioni date dal Ministero della Salute per salvaguardare non solo la nostra salute ma anche quella degli altri, presto ci lasceremo alle spalle questo periodo come un brutto incubo.

C’è anche un video, come si caratterizza?

L’idea di girare il video in bianco e nero non è casuale, il colore non sarebbe stato indicato per trasmettere un senso di inquietudine di fronte ad una città deserta a causa della pandemia e la volontà di girarlo a Bergamo, città simbolo che ci ha visti tutti sgomenti di fronte alla morte di così tante persone, portate via in fila dai camion dell’esercito, è qualcosa che non dobbiamo dimenticare. In verità tutto il video è girato attraverso la metafora di quei giorni, richiamare esattamente a quello che è successo, descrivendolo con immagini inequivocabili, avremmo rischiato di cadere nella banalità e di urtare la sensibilità di chi si è visto portare via i propri cari, senza nemmeno un saluto, un pensiero davvero agghiacciante ed era quello che non volevamo.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Ero un adolescente di 15 anni e le mie prime esperienze nel campo della musica e negli studi di registrazione passano attraverso la versatilità della mia voce come guida di progetti di giovani autori e compositori. Da lì a pochi anni il mio primo disco di inediti. Mi sono sempre caratterizzato più per il desiderio di fare musica inedita che cover di altri.