Lorenzo Semprini in radio con “Rimini ‘85”: “Un brano a due facce”

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“Un mix di emozioni tra la nebbia di Fellini ed il rumore dei turisti in spiaggia. Un momento a metà tra sogno e realtà da ritrovare chiudendo gli occhi per vedere ‘quello che non c’è”

Dal 17 settembre è disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming “Rimini ‘85”, nuovo singolo di Lorenzo Semprini che anticipa il suo primo album solista.

“Rimini ‘85” è un brano che gioca tra il passato ed il presente, ambientato in una città dai due volti dove puoi trovarci di tutto, dai discorsi di un piccolo paese fino alle visioni da grande metropoli turistica e culturale. Il personaggio del brano ripercorre quelle strade, adesso vuote e malinconiche, che in estate hanno altri profumi e colori più accesi, festaioli, per andare a ricercare le emozioni e le sensazioni perdute e forse anche qualcuno che non può più rivedere. Il brano vede la presenza straordinaria di Federico Mecozzi al piano ed al violino e di “Don Antonio” Gramentieri alla chitarra elettrica.

Lorenzo Semprini ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Rimini ‘85” è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?

Rimini ’85 è un brano a due facce come la città in cui è ambientato. Rimini è una città che passa dall’euforia estiva ai toni malinconici autunnali, è una città affascinante, sorprendente e il protagonista ripercorre il proprio passato camminando nelle vecchie strade di periferia. Sarà un ritrovarsi a rivedere e rivivere le cose e le persone che non ci sono più, chiudendo gli occhi ed immaginando un mondo che è svanito. Non è un brano malinconico ma di consapevolezza del tempo che passa e dei colori che cambiano. Il brano vede la presenza speciale di Federico Mecozzi, musicista di Ludovico Einaudi, al piano e violino e di Antonio Gramentieri, aka Don Antonio, chitarra dei Sacri Cuori e spesso vicino ad artisti come Alejandro Escovedo, Dan Stuart e varie esperienze internazionali.

Cosa vuoi trasmettere con questo brano?

Semplicemente la consapevolezza che il posto in cui nasci, cresci e vivi ti segna indelebilmente e che tu stesso assume i toni, i tempi e le dinamiche di quel luogo specifico. Se mi ritrovo a camminare in una Rimini d’inverno posso sentirmi in un certo modo, a differenza dell’onda emotiva che l’estate ti porta a vivere. Io cerco di raccontare comunque sempre la mia di storia e “Rimini ’85” ha tanti riferimenti personali, come quando da piccolo la mia casa veniva letteralmente smontata e trasformata in una pensione da 16 camere con un carnevale di clientela che inevitabilmente mi insegnava storie, accenti, dialetti, esperienze che mi porto ancora dentro. Una bella storia che con il tempo poi prende colorazioni diverse.

Che tipo di accoglienza ti aspetti?

Mi reputo uno storyteller, un cantautore, racconto storie. Il momento per la musica è drammatico sotto vari aspetti. L’usa e getta è ormai la filosofia quotidiana di questo mondo. Per fortuna vengo da 20 anni di gavetta e musica suonate in ogni angolo d’Italia e non solo, quindi una credibilità verso chi mi ascolto l’ho acquisita sul campo. Spero di allargare il mio pubblico anche grazie ai testi in italiano, esperienza prima per me, ma non mi illudo troppo. Spero di suonare dal vivo tanto, perché il concerto ed il palco sono i luoghi in cui mi sento meglio in assoluto.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Da fan, da ascoltatore, andando a vedere i concerti. Ho sempre amato il mondo rock anglo-americano da Elvis a Sprinsgteen, passando da Dylan agli Stones fino ai Clash. La musica quella suonata che è rimasta credibile nel tempo. Poi ho preso la chitarra in mano a 15 anni circa, grazie ad un mio cugino, ho imparato i primi accordi ed il viaggio è iniziato lì. Ho messo piede su un palco vero tardi nel 1998, poi nel 2000 ho fondato Miami & the Groovers, rock band di cui faccio ancora orgogliosamente parte e che ha prodotto 5 album in inglese e centinaia di concerti e collaborazioni con tanti artisti che ho sempre ammirato.