“My Standards” è il nuovo album di Francesco Mascio

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Nonostante il titolo, l’album non contiene Standards, tutti i 10 brani sono scritti da Francesco Mascio, un artista che ci ha da sempre abituato ad una certa poliedricità tipica del suo “jazz crossover”

francesco mascio front coverIl 21 marzo è uscito l’album My Standards del chitarrista Francesco Mascio accompagnato da un quintetto di tutto rispetto. A giorni sarà in prevendita sui maggiori store digitali (e per le orecchie più sopraffine, anche in HiRes), è pubblicato dalla Birdbox Records, la nuova etichetta discografica che si è già distinta per il particolare dinamismo nei lunghi e difficili mesi della pandemia, riuscendo con la rassegna Jazz Just Like This a portare 22 nomi della musica jazz internazionale su piattaforme digitali.

Francesco Mascio ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“My Standards” è il tuo nuovo album, di che cosa si tratta?

A distanza di circa dieci anni dalla mia prima pubblicazione discografica “Europa Jazz Quartet” e dopo otto dischi caratterizzati dall’utilizzo dei più disparati ingredienti stilistici, avevo voglia di tornare alle origini della mia carriera compositiva con un nuovo lavoro ispirato alla tradizione jazz; così é nato “My Standards”. Come suggerisce lo stesso titolo dell’album, si tratta di una una produzione composta interamente da brani originali, di cui otto sono frutto di un lavoro di scrittura maturato negli anni, e due composizioni (Esharef’s Moment e Soul of New York), sono il risultato di un esperimento di ensemble basato sul concept dell’improvvisazione radicale.

Cosa vuoi trasmettere con questo lavoro?

In occasione di questo album per la prima volta ho utilizzato interamente l’intonazione a 432 hz, perché dopo un pò di anni di sperimentazione, sono giunto alla conclusione che questa specifica frequenza su di me ha un effetto benefico. Spero quindi che se funziona per me possa funzionare anche per gli ascoltatori, sarei felice infatti se le dieci composizioni contenute in questo lavoro, riuscissero a trasmettere una sensazione di benessere, gioia, armonia e buone vibrazioni in generale.

Che tipo di accoglienza ti aspetti?

Il mio atteggiamento di base nella vita é quello di non farmi troppe aspettative, dato che quando ci si aspetta qualcosa si rischia di restare delusi, mentre viceversa quando non ci si aspetta nulla, tutto ciò che arriva viene accolto con gratitudine. Forse essendo My Standards un album incentrato sul jazz, una cosa che potrei aspettarmi é il suonare in contesti nuovi come alcuni festival jazz o club dove non ho ancora avuto il piacere di partecipare.

Come nasce la tua passione per la musica?

Nasce prestissimo grazie anche a mio padre, chitarrista cantautore per passione, il quale sin da piccolo mi ha spronato a suonare uno strumento; così quando avevo circa sei anni ho iniziato a prendere le prime lezioni di piano. C’è anche da dire che già quando ero piccolissimo verso i 2, 3 anni di età, mi cimentavo a canticchiare canzoni e canzoncine varie, per cui immagino che la musica stesse già dentro di me, e in seguito attraverso le varie esperienze é uscita fuori in forme sempre nuove.