Periferico, è uscito il nuovo album dei Death Cell: l’intervista

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“Periferico è stato pensato e composto come un concept, con un filo conduttore, tra musica e testi, che rappresentasse un viaggio per l’ascoltatore all’interno di se stesso e dell’ambiente che lo circonda”

Dopo alcune anticipazioni nelle scorse settimane, è finalmente disponibile su tutti i digital store, Spotify e iTunes, il nuovo album dei veterani Death Cell dal titolo Periferico. Nove tracce di pura passione e ispirazione, tra momenti oscuri, venature psichedeliche e progressive, ed una generale anima punk che dà speranza a tutte le inguaribili anime dannate che ancora credono nel rock and roll.

I Death Cell ci hanno gentilmente concesso un’intervista.

“Periferico” è il vostro nuovo album, di che cosa si tratta?

Periferico è il culmine di un periodo compositivo, iniziato con la registrazione di Lancia in Resta (EP – 2018), che ci ha portato a percorrere nuove strade sonore rispetto al nostro materiale precedente, pur sempre all’interno dello stile che ci caratterizza. È un viaggio musicale tra le atmosfere cupe e inquietanti di questo periodo storico, che sono state di forte ispirazione per la sua creazione. Viviamo tempi difficili, grigi, alienanti e nessuno di noi sa dove ci porteranno e come saremo il giorno in cui ci affacceremo ai prossimi tempi. È il momento dunque di rallentare un momento, come si fa in auto quando si cercano strade che non si conoscono, per riflettere e capire, in modo da poter andare avanti nella maniera migliore. Per questo, musicalmente, abbiamo scavato in profondità dentro di noi e scolpito i suoni del disco per renderli più oscuri, compatti e psichedelici, frenando in parte l’irruenza post-punk dei nostri inizi, in modo da far risaltare maggiormente il songwriting e riducendo all’essenziale gli elementi progressive tipici della nostra seconda fase compositiva, per dare maggiore semplicità e dinamicità alle canzoni. La fusione di tutto questo è un album che rappresenta una piena presa di coscienza di noi stessi e la nostra interpretazione di cosa ci circonda. Il cammino necessario per arrivare di fronte a una porta da aprire per trovare una nuova evoluzione e sperimentare nuovi suoni.

Cosa volete trasmettere con questo lavoro discografico?

Periferico è stato pensato e composto come un concept, con un filo conduttore, tra musica e testi, che rappresentasse un viaggio per l’ascoltatore all’interno di se stesso e dell’ambiente che lo circonda, per cercare le risposte e le certezze interiori necessarie alla sua collocazione come essere umano. Essere periferico è uno stato, un modo di porsi e di vivere. Ritengo che sia tra quello che di più prezioso ci ha dato il punk: il rifiuto di condividere a prescindere il pensiero e l’agire comune, nella musica come nella vita, per trovare la propria direzione, in piena libertà e autonomia, nel rispetto degli altri e in piena consapevolezza. È bene, quindi, rimanere periferici, con un punto di vista fuori da quello dominante, per apprezzare dettagli e vie alternative che i più non possono ormai scorgere e percorrere, o, peggio, che ritengono sbagliate e pericolose, perchè chiusi e ingabbiati dai luoghi comuni e dal modo di vivere imposto dal sistema sociale vigente. Il nostro nome, Death Cell, sta a indicare proprio questa gabbia senza sbarre, invisibile, ma da cui è estremamente arduo evadere, che ci circonda da sempre e in cui rischiamo di passare tutta la nostra esistenza, dalla nascita alla morte. È la gabbia creata e perfezionata nel corso della storia da uomini per altri uomini, perché i primi possano sfruttare e prosperare sulla fatica e l’ignoranza degli altri. Si può chiamare in molti modi e le parole consumismo e capitalismo ne rapprensentano forse i nomi più moderni: potere e religione i più ancestrali. Periferico è dunque un grido di libertà e di progresso, perché queste sono le uniche condizioni per una giusta evoluzione umana, in contrapposizione alla paura e all’oscurantismo che, purtroppo, sembrano essere le basi di sviluppo oggi prevalenti. Una società dominata dal terrore, dall’ignoranza e dalla conservazione fine a se stessa è sempre destinata a creare individui deboli, plagiabili e facilmente comandabili. Platone, a modo suo, lo aveva detto molto tempo fa…

Che tipo di accoglienza vi aspettate?

Non possiamo saperlo: una volta che il disco è pubblicato la parola passa agli ascoltatori. Noi ce l’abbiamo messa tutta nel crearlo. Abbiamo potuto inciderlo in piena libertà e autonomia, condizione per noi indispensabile e di questo voglio cogliere l’occasione per ringraziare la label che l’ha pubblicato, la Volcano Records and Promotion, che ha accettato l’album a scatola chiusa senza interferire artisticamente. Siamo soddisfatti del risultato finale e siamo contenti che in questi primi giorni dalla sua uscita, che è stata il 22 gennaio scorso, stia riscuotendo ottimi riscontri e un buon interesse generale. Ci auguriamo che il disco piaccia e che riesca a trasmettere anche solo ad uno degli ascoltatori quanto ti ho detto nelle precedenti risposte: avrebbe raggiunto il suo obiettivo. Ci auguriamo inoltre di poter tornare presto a fare concerti per poterlo eseguire dal vivo. Non abbiamo ancora potuto farlo. Siamo fermi, come molti, a causa della situazione che ci circonda: palco e pubblico ci mancano moltissimo.

Nel vostro lungo percorso musicale quali tappe ritenete più significative e perché?

Le tappe significative sono state molte, dal giorno in cui decidemmo di formare il gruppo, iniziando a suonare senza chitarrista perché nel nostro paese al tempo non ne trovavamo uno adatto a noi, mi ricordo uno dei primissimi concerti addirittura con due bassi ma senza chitarra, fino all’uscita di Periferico in questo 2021. Nel mezzo tanto: le incisioni, i concerti, le collaborazioni, i musicisti che hanno suonato con noi, le scelte che hanno rappresentato svolte fondamentali. Siamo però una band che vive nel suo presente, guardando sempre avanti, quindi voglio pensare che le tappe significative più importanti saranno quelle che arriveranno e non quelle che abbiamo già vissuto.