Platìni, esce il nuovo brano “Pronto”: ecco di cosa parla

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“Si può davvero essere pronti a qualcosa? Forse no. Scegliere e cambiare e decidere e crescere è tutto un salto che non si sa dove finisce”

Dal 30 aprile è disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming “Pronto”, il brano d’esordio di Platìni. “Pronto” è una canzone sul non essere pronto. Il brano parla del salto nel vuoto che facciamo quando prendiamo una decisione piuttosto che un’altra. In “Pronto” platìni parla della consapevolezza e dell’acettazione del “non essere pronto”, perché la vita è troppo imprevedibile per sentirsi davvero preparati, e arrivare ad essere pronti a qualcosa che non si conosce è estremamente difficile, probabilmente impossibile.

Platìni ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Pronto” è il tuo nuovo brano, di che cosa si tratta?

Pronto è il mio primo singolo, apripista di questo progetto, e porta con sè alcuni tratti caratteristici, a livello di produzione, di quello che sarà l’immaginario sonoro del progetto platìni.

Cosa vuoi comunicare con questo brano?

Il brano nasce dalla consapevolezza del non essere pronti. Essere pronti è difficile, forse impossibile, e allora è bene prenderne atto per sapere affrontare la vita, e quello che la vita porta con sè, con elasticità e flessibilità, più che con la volontà di essere e sentirsi pronti a qualsiasi costo.

Come affronti l’imprevedibilità della vita?

Cercando di surfarci sopra il meglio possibile, senza farmi aspettative ma lasciandomi aperto a quello che non conosco, affrontando tutto con quanta più creatività mi riesce.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Non so esattamente perché ma un Natale, avrò avuto otto anni, ho chiesto ai miei genitori di regalarmi una tastiera. Poco dopo ho iniziato a suonare il sassofono in banda e alle medie ho messo su il primo gruppo con i compagni di scuola, con i quali ho iniziato a scrivere le prime canzoni. In quel momento ho davvero realizzato quanto mi piacesse la musica, soprattutto quanto mi facesse sentire bene scrivere, e da lì non ho praticamente più smesso.