“L’analisi dei dati – ha proseguito Rauti – incide su ogni condotta militare, su ogni decisione, ed ha anche un grande potenziale preventivo. Quindi il soldato che esercita e utilizza le nuove tecnologie, intanto è in una dimensione interforze, e anche in una chiave di interoperabilità, perché il soldato di oggi e molto di più quello di domani, opera non solo in un dominio, ma in tutti i domini, da quelli tradizionali a quelli nuovi, a quelli cosiddetti emergenti”.
Per Rauti “siamo immersi in una complessità che non consente né la separazione delle discipline Stem, né della separazione da parte dell’operatività delle intere Forze armate. L’utilizzo della nuova tecnologia è una necessità, è un obbligo ma è anche una responsabilità morale, quindi l’aspetto etico del governo e dell’impiego delle nuove tecnologie ci pone delle domande fondamentali alle quali – ha concluso – rispondiamo con una concezione di centralità dell’operatore e di nuovo umanesimo tecnologico”.
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