Rischio “Hard Brexit”: le preoccupazioni di Confagricoltura

La Commissione europea chiede la collaborazione delle istituzioni pubbliche e delle associazioni di rappresentanza delle imprese

confagricolturaBRUXELLES – “Ci stiamo già preparando ad affrontare l’uscita del Regno Unito senza un accordo di transizione, la cosiddetta “Hard Brexit”. Ma chiediamo ai negoziatori di rafforzare l’impegno per evitare, tra meno di un anno, l’insorgere di una situazione particolarmente pesante e confusa per le amministrazioni pubbliche e per le imprese”.

Il presidente della Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha così commentato la comunicazione della Commissione Europea, diffusa oggi a Bruxelles, nella quale vengono delineati i possibili scenari relativi alla “Brexit” il 30 marzo dell’anno venturo. Il testo della comunicazione sarà esaminato domani, 20 luglio, dal Consiglio UE.

“Nella comunicazione della Commissione – ha aggiunto Giansanti – si sottolinea la necessità di uno sforzo congiunto tra istituzione pubbliche e operatori economici. Nel caso di una “Hard Brexit”, si profila una situazione particolarmente complessa per i controlli alla nuova frontiera esterna tra la UE e il Regno Unito, con effetti negativi sui costi e sui tempi di trasporti che potrebbero diventare insostenibili per le produzioni più deperibili. A rischio anche il riconoscimento e la tutela delle nostre denominazioni d’origine e qualità dei prodotti agricoli”.

Senza un accordo sul periodo di transizione, dal 30 marzo 2019, alle esportazioni degli Stati membri dell’UE destinate al Regno Unito si applicherebbero le tariffe stabilite in seno all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), con pesanti conseguenze in termini di riduzione della competitività a vantaggio dei Paesi terzi.

Confagricoltura ricorda che il mercato britannico è largamente dipendente dalle produzioni agroalimentari in arrivo dalla UE. Per il settore ortofrutticolo, ad esempio, l’incidenza sulle importazioni totali supera l’80 per cento. Le esportazioni di prodotti italiani ammontano a 3,5 miliardi di euro, di cui la metà è generata dalle vendite di vini e ortofrutticoli.