Vivisection of a heart, Mesoglea: una confessione a cuore aperto

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“Vivisection of a heart parla di quanto sia difficile aprirsi ed esprimere le proprie emozioni più recondite, nonostante la più sincera trasparenza”

Fuori da venerdì 26 novembre un nuovo e meraviglioso capitolo firmato Mesoglea che anticipa l’uscita di un album. Vivisection of a heart è un pezzo che vede la produzione di Claudio Cupelli in arte Kupo e si caratterizza per il suo sapore intenso, viscerale, arricchito di distorsioni e suggestioni elettroniche. Lasciatevi trasportare in un mondo musicale ove si viene cullati fra l’irreale e una tenera disperazione, un mondo di mezzo che il nome Mesoglea annuncia a chi si avvicina a questo piccolo gioiellino artistico fatto di equilibri preziosi e atmosfere impalpabili avvolte da una nebbia silenziosa che trasporta sensazioni e profumi dall’Oriente e dalle profondità di un tono dalla memoria blues.

Mesoglea ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Vivisection of a heart” è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?

Vivisection Of A Heart è nato una sera di due anni fa da tre note di piano su cui io poi ho scritto un testo molto forte e personale. È avvenuto tutto in maniera veramente impulsiva e spontanea. L’ho poi registrata velocemente con le memo vocali del telefono e l’ho mandata a Claudio Cupelli (Kupo). Lui ha iniziato a lavorarci sopra ed è uscita una produzione che ha vestito perfettamente il sentimento con cui ho scritto questo brano: suoni distorti, collisioni, spazi vuoti che si riempiono fino a strabordare e crollare poi improvvisamente.

Cosa vuoi trasmettere con questo brano?

Vivisection Of A Heart è una confessione a cuore aperto di quanto faccia male mettere a nudo le proprie emozioni più profonde, nonostante il mio essere molto trasparente -ciò che penso e provo mi si legge sempre in faccia, non ho via di scampo-. Ho cercato di trasformare in musica questa sensazione così forte che fa parte del mio vissuto ed è stata una ricerca molto intensa, diversa, nuova che si distacca come melodie e produzione da tutto quello che c’è stato in precedenza e da quello che ci sarà in futuro. Per me questo brano è un piccolo e prezioso gioiello di verità e introspezione. La collego molto al mio primo ep, Love Again, dove non ci sono stati limiti di tempo ed emozione. Ad oggi provo lo stesso sentimento di allora quando lo ascolto e sarà così anche per questa nuova creazione.

Che tipo di accoglienza ti aspetti?

Bella domanda. Il mio non è un ascolto semplice e penso che quest’ultimo brano lo dimostri. È lo specchio della mia personalità: contorta, piena di picchi e cadute, da sviscerare, comprendere e ascoltare. Non rimango mai in superficie, non fa per me. E l’accoglienza che mi aspetto è proprio questa: ascoltare il brano e cercare di capirlo, porre attenzione a ciò che c’è di diverso rispetto alla solita musica trita e ritrita che si ascolta, capire se piace o non piace e perché. Non voglio che i miei brani vengano ascoltati perché orecchiabili, bensì perché ascoltati e compresi. O anche incompresi! Non per forza un mio brano deve piacere, può anche disturbare: è comunque una reazione. Vorrei che ci fosse un ascolto attivo e conscio della musica, senza essere dei musicologi o dei critici, questo non serve. Basta solo una mente più curiosa e aperta.

Come nasce il tuo progetto musicale?

La prima canzone (Again) è stata scritta nel 2012 ma Mesoglea è nata concretamente tra le mie mani e nella mia mente sul finire del 2016 dall’esigenza di dover mettere in musica le mie emozioni ed esperienze che riempiono il quotidiano. L’esordio del progetto avviene con “Love Again”, ep di ricerca e sperimentazione prodotto da Claudio Kupo Cupelli; un lavoro in cui è presente la fusione di sonorità acustiche ed elettroniche, che è poi le caratteristica su cui si basa il mio mondo. Con questo ep posso dire di aver costruito un risultato sicuramente alternativo e indipendente da qualsiasi tipo di struttura, motivo per cui rispecchia molto la mia personalità e lo ritengo assolutamente una valida introduzione e presentazione al progetto. Dal 2018 al 2020 ho pubblicato altri singoli, Poison (rivisitata anche in versione totalmente acustica), Altrove e Aurora, tre brani in cui continua a riproporsi una ricerca di atmosfere rarefatte, immateriali e raffinate. Ogni mia traccia esprime estrema sincerità perché traslo in musica il mio vissuto, senza finzioni o scappatoie. I testi che scrivo sono esattamente quello che vivo -un po’ criptici, questo sì, ma reali-. Non è per niente semplice come processo ma la bellezza nel vedere che ognuna, a modo proprio, va a toccare e smuovere determinate corde della mia intimità, ripaga sicuramente la fatica. L’intento che cerco di trasmettere e creare anche in live è il medesimo sul pubblico: smuovere lo spettatore e alcune sue corde mentre ascolta la mia musica.