“Vongole”, il nuovo singolo di Azzurra: “Una canzone nata di getto”

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“‘Vongole’ è una canzone scritta di getto. Giocavo con un riff di basso e sono uscite le prime frasi e le prime rime”

Dal 9 luglio è disponibile in rotazione radiofonica “Vongole”, il nuovo singolo di Azzurra presente su tutte le piattaforme di streaming da domani. Spontanea, fresca e decisamente indie: “Vongole” è il nuovo singolo di Azzurra. A giocare con il beat estivo c’è un testo che si potrebbe sintetizzare con il famoso detto “a buon intenditore poche parole”. Come si descrive nella sua biografia di Instagram, Azzurra è un’anima pragmatica, abituata a dosare le parole. Non le piace dare false speranze e, se non è sicura di qualcosa, preferisce rimanere in silenzio. Il brano racconta del classico conflitto tra ciò che si dice e ciò che si fa. Questa incoerenza è spesso fonte di litigio nelle relazioni. Azzurra ironizza così sulle chiacchiere che non si concretizzano.

Azzurra ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Vongole” è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?

Vongole è una canzone nata di getto, per divertimento mentre suonavo un giro di basso al pianoforte. Per me il testo si può sintetizzare con il famoso detto “a buon intenditor, poche parole”. Sono una persona molto pratica, non mi piace girare intorno alle cose. Purtroppo o per fortuna non mi piacciono le mezze misure. Ironizzo sulle parole dette e non rispettate, sui bla bla che non diventano realtà.

Cosa vuoi trasmettere con questo brano?

Con Vongole voglio trasmettere la leggerezza di poter scherzare su temi importanti. L’incoerenza tra parole e fatti è spesso la causa di molti litigi nelle relazioni ma io voglio riderci su! Capisci che è acqua passata quando puoi scriverci una canzone e ballarla per ironizzare!

Che tipo di accoglienza ti aspetti?

Spero che le persone possano divertirsi, immedesimarsi e ironizzare sul testo e sulle associazioni che può suscitare! La cosa che mi rende più orgogliosa è sapere che qualcuno riesce a trovare un pezzo di sé nelle mie parole!

Come ti sei avvicinata al mondo della musica?

In famiglia si è sempre respirata musica grazie a mio padre con cui mi divertivo a cantare mentre lui suonava il pianoforte. Ho fatto una lunga gavetta come interprete. Solo più tardi, dopo essermi laureata in psicologia, ho sentito l’esigenza di scrivere le mie canzoni. Sono felice di aver intrapreso la strada della scrittura perché mi sento molto più completa.