Canzoni che risvegliano i ricordi di un’adolescenza, fatta di luoghi al mare, di ferie comandate, di canzoni da sottofondo. Sono reminiscenze di Battisti, di Battiato, di cassette e amori a pastello. Ma sono anche sguardi al presente e non pochi rimandi all’indie di oggi. Manuele Albanese fa il suo esordio in questo modo e sa ben equilibrare ingredienti apparentemente così distanti tra loro. “Biglie” – che troviamo anche in vinile – è un prezioso quanto leggerissimo appuntamento con se stessi… senza fronzoli e senza menzogne. È un disco romantico, d’amore… si gioca e si vive dentro.
Lavorare con Edoardo Piccolo ha segnato la tua identità sonora: cosa ha portato lui che tu da solo non avresti trovato?
Edo ha portato la preparazione di un musicista classico unita alla contemporaneità di un sound designer, oltre ad uno sterminato database mentale di suoni. Una cosa che mi rende orgoglioso è che la sua attività di produttore, cominciata con un progetto di uno sconosciuto come me, si sta ora evolvendo producendo artisti con una carriera affermata.
Fiati e cantautorato anni ’70: cosa ti lega a tutto questo?
Mi lega il ricordo dei miei ascolti di ragazzino. Ho quindi provato ad immaginare cosa avrebbero fatto Lucio Battisti con Clarence Clemons, Rino Gaetano con Ian McDonald, Franco Battiato con i Memphis Horns o addirittura Ennio Morricone con Miles Davis. Ovviamente nessuno di loro mi ha richiamato per confermare gli arrangiamenti, ma mi piace pensare che, da qualche parte, abbiano sorriso. In fondo il disco è anche questo: un piccolo esperimento di reincarnazione sonora, dove provo a far dialogare mondi che forse non si sono mai incontrati… ma che nella mia testa si sono sempre capiti benissimo.
Stampato in vinile… una forma di resistenza culturale?
Resistenza? Forse sì, ma più che altro è una questione di attrito. Il vinile resiste perché gira piano, perché ti obbliga ad ascoltare davvero. In un mondo che scorre troppo veloce, è quasi un atto sovversivo fermarsi e girare lato. Una biglia e un disco hanno molto in comune: rotolano, generano un piacevole fruscio e, se li tratti male, si rigano.
E quindi parliamo della scaletta, che in un disco fisico come questo vale tantissimo. La scaletta si è “scritta da sola”: pensi che l’ordine dei brani possa cambiare l’interpretazione del concept?
Penso che l’ordine dei brani non cambi solo l’interpretazione, ma crei il concept. Non è solo una questione di suoni, ma anche di silenzi. Il vuoto tra una traccia e l’altra, il momento del giro del vinile… sono spazi di respiro che fanno parte dell’opera. In questa scaletta ho lavorato molto sui richiami che esistono tra un brano e l’altro; le tracce sono otto, il numero dell’infinito, ed infatti l’ultima (Biglie) a livello testuale è indissolubilmente legata alla prima (Acido Cloridrico). Nel mezzo c’è un percorso, una storia che racconta la circolarità della vita.
Hai definito la musica qualcosa da vivere con il sorriso: cosa significa per te mantenere questo spirito in un album che tocca malinconia e fragilità?
Sorridere non vuol dire essere felici a tutti i costi, ma ricordarsi che anche la malinconia fa parte del gioco, e quindi bisogna sorridere soprattutto delle proprie debolezze. È come guardare una biglia che rallenta: c’è qualcosa di tenero in quel movimento, anche se sai che si fermerà.
Guardando a “Biglie” come tuo esordio: quanto senti di aver definito la tua identità artistica e quanto, invece, resta ancora da scoprire?
All’inizio scrivevo “come”, cercando di imitare chi mi aveva fatto venire voglia di scrivere. È stato un periodo utile, ma più come palestra che come rivelazione: tanti esercizi, pochi gol. Poi, in un momento di crisi (che in fondo è sempre un buon produttore artistico) ho smesso di chiedermi come e ho cominciato a chiedermi perché. Da lì sono arrivate melodie e parole che mi somigliano davvero, forse anche troppo. “Biglie” è il primo passo di questa voce nuova, ma non credo di essere arrivato: diciamo che la mia identità artistica adesso sa rotolare da sola e nel prossimo disco le otto biglie diventeranno otto… “Bocce”!!!!









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