“A casa tutto ok”, alla scoperta del nuovo singolo dei MoTs

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“È molto attuale nel testo e nelle sonorità, è stato scritto con passione e tratta un argomento serio in modo ironico”

Metti due autori che si incontro in finale ad un Festival a Rimini. Metti un lockdown che ti chiude in casa per qualche mese e ti da il tempo di mettere a fuoco che musica vuoi fare. Metti che il nome con cui ti vuoi presentare pubblico sia l’unione delle due province dove i componenti vivono. Ed ecco il progetto e le nuove canzoni prendono forma. La migliore versione dell’elettro pop europeo in lingua italiana. Un testo intelligente,

Il brano di debutto dei MotsA casa tutto ok” nasce durante il primo lockdown. È un brano ironico dal ritmo serrato e ballabile con sonorità electro pop. Il testo, che utilizza anche parole inglesi (caratteristica dei Mots), descrive l’atteggiamento di un personaggio che sicuramente ognuno di noi ha incontrato nella propria vita almeno una volta, il quale non si preoccupa più di tanto di quello che succede intorno a se neanche in questo difficile periodo storico, e riesce a condurre una vita totalmente al di fuori della realtà, ma che, per forza di cose, finisce col trovarsi costretto a dovere chiedere aiuto.

I MoTs ci hanno gentilmente concesso un’intervista.

“A casa tutto ok” è il vostro nuovo singolo, di che cosa si tratta?

“A casa tutto ok” è un brano elettropop che vuole fotografare l’attuale situazione in cui viviamo, ma soprattutto l’atteggiamento di indifferenza che in molti abbiamo verso ciò che ci succede intorno. Cerca di farlo però con ironia, con occhio critico ma non giudicante; chi più o chi meno siamo tutti il personaggio descritto nella canzone.

Che cosa volete trasmettere con questo brano?

Vogliamo cercare di risvegliare noi stessi e chi ascolta dalla condizione di torpore nella quale ci troviamo. Perché crediamo che sia anche questo il compito della musica. Abbiamo provato sulla nostra pelle che in questo mondo fortemente interconnesso socialmente ed economicamente anche ciò che accade lontano geograficamente ci riguarda, in realtà, molto da vicino. Oggi come non mai dobbiamo guardare anche fuori dalle nostre mura domestiche.

Che tipo di accoglienza vi aspettate?

Sappiamo che non è facile parlare di certi argomenti in un momento come quello che stiamo vivendo ma anche per questo abbiamo scelto un approccio leggero, ma non frivolo, scegliendo di parlarne con ironia e di dargli una veste musicale che fosse catchy e dal sapore internazionale. Ci auguriamo che il pubblico possa divertirsi ma allo stesso tempo sentire di aver ricevuto un messaggio.

Come nasce il vostro progetto musicale?

Ci siamo conosciuti alla finale del Festival di Rimini nel 2019. Entrambi concorrevamo nella categoria autori e, pur avendo gusti musicali differenti, chiacchierando abbiamo capito di avere pensieri affini sugli argomenti dei nostri testi. Conoscendoci meglio abbiamo trovato nell’elettropop il genere che anche musicalmente ci avvicinava e così, durante il primo lockdown, abbiamo iniziato a scrivere diversi pezzi lavorando a distanza tra Modena e Trieste. Indubbiamente è stato anche questo aspetto ad ispirare il nome del nostro progetto. Musicalmente abbiamo iniziato ad osare tentando un approccio meno consolidato nella musica cantautorale italiana, cercando sonorità che attingessero dalla musica elettronica internazionale di oggi e del passato.