Questo dato intercetta una necessità urgente legata al carico di cura, alla genitorialità e all’assistenza familiare, confermando che le politiche di welfare più flessibili e vicine ai bisogni reali sono oggi il principale driver di soddisfazione e fidelizzazione. Non a caso il report evidenzia come i dipendenti con un’alta soddisfazione per il proprio pacchetto welfare siano significativamente più propensi a rimanere nella propria azienda, con un tasso di fedeltà che sale al 94% a fronte del 69% registrato tra chi vive una scarsa soddisfazione. Un cambio di prospettiva confermato dai dati ufficiali del report Epassi: il 62% dei lavoratori a livello globale preferirebbe infatti che il proprio datore di lavoro investisse concretamente nel proprio benessere piuttosto che ricevere un incremento salariale diretto, a testimonianza di quanto la qualità della vita lavorativa sia ormai una priorità non negoziabile, trasformandosi in un fondamentale ammortizzatore sociale per rispondere alle sfide quotidiane e alla gestione della cura familiare.
Un’evidenza confermata anche dai recenti report internazionali sul lavoro di cura, che evidenziano come il peso dell’assistenza ai familiari rappresenti un fattore critico di stress e possa generare cali di produttività e assenze forzate se non adeguatamente supportato da tutele mirate. “I dati ci dicono qualcosa che chi lavora con le persone già sente: il peso della cura — di un figlio, di un genitore anziano, di un familiare in difficoltà — è diventato uno dei principali fattori di stress lavorativo. E con una forza lavoro che invecchia e vite professionali sempre più lunghe, questo peso non è destinato a diminuire. Un’azienda che ignora questa realtà non sta solo perdendo un’opportunità di welfare: sta perdendo la fiducia delle sue persone. Per questo il welfare che funziona non si esaurisce con un catalogo di servizi, ma da una domanda semplice: di cosa hanno bisogno davvero le persone che lavorano per me, oggi e negli anni che verranno?”, sottolinea Paola Blundo, Amministratrice Delegata di Epassi Italia.
Nonostante la crescente attenzione da parte delle aziende, con il 73% dei datori di lavoro italiani che prevede di aumentare i budget destinati al welfare, la ricerca evidenzia la presenza di un divario da colmare nell’esecuzione e nella comprensione delle reali preferenze dei lavoratori. Per i dipendenti, il welfare è davvero efficace quando risponde in modo flessibile e adatto ai bisogni reali delle persone (indicato dal 27% come primo fattore di alta soddisfazione) e aiuta a ridurre le spese di tutti i giorni. La sfida per il prossimo futuro non risiede quindi nella mera introduzione di nuove categorie di spesa, quanto nella capacità di rendere i piani di welfare accessibili, flessibili e profondamente integrati con le priorità di vita delle persone. Un impegno e una visione valoriale che costituiscono le fondamenta imprescindibili su cui, nelle prossime settimane, si innesteranno le nuove soluzioni tecnologiche e i nuovi strumenti pensati per semplificare ulteriormente l’accesso al benessere aziendale.
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