“Abbi cura di me” di Cristicchi richiama magistralmente l’Amore universale

Simone Cristicchi "Abbi cura di me"

L’inedito è stato presentato sul palco del Teatro Ariston dopo sei anni di silenzio. Accolto con molto successo oggi sfiora 5 milioni di visualizzazioni

“Abbi cura di me” è l’inedito presentato da Simone Cristicchi sul palco del Teatro Ariston dopo sei anni di silenzio. La quinta partecipazione del cantante e direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo al Festival della Canzone Italiana gli ha reso ampio onore di un componimento che ha subito visto impazzare le visualizzazioni su Youtube e gli ascolti su Spotify finendo nella classifica dei brani più apprezzati nelle immediate 24 ore successive alla sua uscita. E da quelle 300 mila di pochi mesi fa siamo passati oggi a sfiorare 5 milioni di visualizzazioni.

Un brano dunque accolto con successo, quel successo che Cristicchi si meritava in tanti anni di lavoro per incidere un nuovo album che porta il medesimo nome del singolo, “Abbi cura di me” e che contiene oltre al singolo, i più grandi successi della sua carriera e le sue hit più popolari.

“Abbi cura di me” è una poesia intrisa di note che scorrono amabili nel sottofondo ed emergono sapienti a dare contorno e forma al testo. É musica e poesia, è una celebrazione delicata e sentita di verità assorbite e rilasciate in dono all’umanità tutta.

Non si serba nulla Cristicchi ma tutto rivela in una nudità che si riverbera in una rebora di placido risuonare e che si trattiene nella pelle e nel cuore come membrana sottile e docile. Ci si abbandona al suo inno dolce e melodico, alla sua richiesta di aprirsi all’amore, alla “scintilla divina” e in ipnosi ci si pone di fronte lo schermo intromettendosi nel video che neppure ci si accorge.

D’un tratto mi sono trovata immersa in totale rilassamento estatico in decollo verso un pacifico sentire e aulico andare. Dove andavo? Cosa pensavo? Niente di diverso o di più di ciò che mi avvolgeva in un candore perfetto dato dalla canzone, ossia quell’attraversare la concretezza di un tangibile piano e di una tastiera ed evade impalpabile nell’invisibile essenziale che ti guida nella tua riservata verità.

“Adesso chiudi dolcemente gli occhi/ E stammi ad ascoltare/ Sono solo quattro accordi ed un pugno di parole/ Più che perle di saggezza sono sassi di miniera/ Che ho scavato a fondo a mani nude in una vita intera/ Non cercare un senso a tutto/ Perché tutto ha senso/ Anche in un chicco di grano si nasconde l’universo/ Perché la natura è un libro di parole misteriose/ Dove niente è più grande delle piccole cose/ È il fiore tra l’asfalto / Lo spettacolo del firmamento/ È l’orchestra delle foglie che vibrano al vento/ È la legna che brucia, che scalda e torna cenere/ La vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere”.

“La vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere” è una frase che immortala il presente e lo congeda ad un fluire paradisiaco terreno, è un augurio, un invito, una indicazione per perseguire nel Bene e nella Luce tra le ombre che annientano ogni giorno sempre più questa dimensione passeggera. Incalza Cristicchi.

“Perché tutto è un miracolo tutto quello che vedi/ E non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri/ Tu allora vivilo adesso come se fosse l’ultimo/ E dai valore ad ogni singolo attimo”.

Si pone di più in ascolto dell’eco cui tutti tendiamo per nostro volere o diniego, il richiamo all’amore e dedica il brano a resa di una “preghiera d’Amore universale” come lui stesso ha affermato.

“Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro/ Basta mettersi al fianco invece di stare al centro/ L’amore è l’unica strada, è l’unico motore/ È la scintilla divina che custodisci nel cuore/ Tu non cercare la felicità semmai proteggila/ È solo luce che brilla sull’altra faccia di una lacrima/Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso/ Perché l’impresa più grande è perdonare se stesso/ Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo/ Anche se sarà pesante come sollevare il mondo/ E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte”.

Tutto è in enunciazione di una tensione all’accettazione e all’affidarsi in accoglimento.

Nel video, sono una coppia di anziani signori i protagonisti ripresi di spalle con un Cristicchi super partes che interpreta il testo ponendosi semplicemente dirimpetto la camera. Si dissolve poi tutto in fumi evanescenti, immagini fantastiche e labili che emanano un sapore di sogno fantastico fino quando i due signori iniziali tornano come bambini e il focus si allontana mostrando la scena dello studio in cui sono avvenute le riprese con le luci, le sedie, i presenti e quanto da principio veniva celato.

Il video che è stato diretto da Giorgio Testi mostra proprio la magia dell’amore universale che accoglie ogni età, ogni relazione, il rapporto con la natura, con Dio. Un amore totalizzante che pervade ogni angolo della persona e della vita e conduce ad un abbandono nell’altro fiducioso e completo connotato dall’ascolto e dallo svelare ogni fragilità umana ineluttabile.