Fabio Smitti: le sue instabilità hanno il sapore della new wave

fabio smitti

“Instabile” segna per Fabio Smitti una sorta di varco, un punto di non ritorno in cui l’esperienza personale si fa specchio di ciò che ci abita tutti: sentimenti lasciati indietro, relazioni che chiedono nuove regole, desideri che spingono verso un cambiamento possibile. Il viaggio che propone è intimo ma mai ripiegato, costruito attraverso otto tracce che funzionano come piccole istantanee emotive, rilette con la lucidità di chi vuole capire cosa resta davvero. Un suono che diviene intreccio e ricamo, deciso e calcolato, ma anche libero nonostante i regimi severi della forma canzone del pop. Se da un a parte è il cammino dell’uomo, dall’altra c’è il mestiere che a sua volta fa di conto del tempo che porta con se, delle influenze, di anni ’90 che sembrano riaffiorare e dettare direzioni.

Guardando indietro al tuo percorso — dalle band degli anni ’90 al progetto Le Vane Intese — senti che questo disco segna una forma di maturità artistica o un nuovo inizio?

È l’evoluzione di un percorso, c’è sempre un filo conduttore che è il cantautorato in lingua Italiana tuttavia questo ultimo album è l’espressione massima di questo percorso
sia in termini di contenuti che di sonorità.

Il concetto di “soddisfazione”, che ritorna anche in uno dei brani, sembra quasi una provocazione. Cosa significa per te essere soddisfatti oggi?

La provocazione è uscire dall’ordinario, andando alla ricerca di risposte. Ci si può accorgere proprio in quel momento che la realtà non corrisponde al desiderio. E si è avvolti da una sensazione di instabilità, le proprie certezze vengono messe in discussione. Sta a noi poi capire che percorso seguire per raggiungere la soddisfazione.

E quanta provocazione troviamo dentro queste canzoni?

È un tentativo di toccare certe corde emozionali al fine di risvegliare i nostri desideri e passioni.

L’autenticità traspare ovunque anche dentro le soluzioni meno pop. È un centro di gravità per te? Oppure anche li hai voluto essere provocatorio?

Le mie canzoni sono l’espressione di emozioni pertanto possono essere provocatorie fino ad un certo punto. Se siamo noi stessi lo saremo sia che facciamo soluzioni più o meno commerciali.

Se mi permetti: vedo poca luce dentro il disco. Al più distorsioni di questa… ha senso secondo te?

Se il paragone della luce è con la felicità assoluta, potrei essere d’accordo. D’altra parte l’album parla della ricerca della consapevolezza dove la luce si intuisce e si cerca di raggiungere.