
La condizione è avere avuto un trauma molto grave come una ferita da arma da fuoco e aver perso almeno metà del sangue. La tecnica consiste nel sostituire il sangue del paziente, a cuore fermo, con una soluzione salina fredda.
La procedura è stata effettuata “almeno su un paziente”, ha spiegato uno dei ricercatori coinvolti e fa parte di un test clinico che dovrebbe arruolarne 20. La tecnica, chiamata Epr (Emergency preservation and resuscitation) consiste nel sostituire il sangue del paziente, a cuore fermo, con una soluzione salina fredda per portare il corpo intorno ai 10 gradi di temperatura.
Questo blocca praticamente l’attività cellulare, evitando quindi i danni ai tessuti derivanti dalla scarsa ossigenazione. A questo punto i medici hanno due ore per operare e al termine dell’intervento il corpo viene riscaldato reintroducendo il sangue. Studi precedenti, sottolinea Samuel Tisherman, il ricercatore coinvolto, hanno dimostrato che sugli animali la tecnica permette di ‘guadagnare tempo’ per interventi che altrimenti andrebbero compiuti in pochi minuti per evitare danni cerebrali.
“Abbiamo pensato che fosse tempo di portarla ai nostri pazienti. Ora che lo stiamo facendo stiamo imparando molte cose. Una volta provato che funziona potremo espandere la tecnica per aiutare a sopravvivere pazienti che altrimenti non ce la farebbero”.






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