Per alcuni artisti le immagini sono il mezzo attraverso il quale concretizzare le proprie riflessioni, il modo per lasciar fuoriuscire pensieri e idee che non appartengono alla mente razionale bensì trovano il proprio spazio nella dimensione del subconscio; raccontare di quel tempo sospeso avvolge l’osservatore nella suggestione e lo invita alla riflessione in virtù di immagini enigmatiche, di sensazioni evocate e sussurrate o concetti appena accennati per stimolare un pensiero, un’interpretazione che diviene essenza stessa della tela. Questo è esattamente l’approccio pittorico del protagonista di oggi che si inserisce in una tradizione artistica del passato mescolata a un esistenzialismo legato ai tempi contemporanei.
Il tema di tutto ciò che appartiene alla realtà e che corre, celato, al di sotto di essa, cominciò a essere affrontato verso la fine dell’Ottocento dal Simbolismo, il quale tuttavia non aveva ancora avuto la forza di diventare un movimento rivoluzionario come fu invece il Surrealismo, che proprio dalle tematiche simboliste prese spunto pur evolvendosi e introducendo l’interesse verso la psiche umana, il mondo onirico ma anche le meditazioni sugli inganni della mente, sul senso della realtà e su tutto ciò che si nascondeva al di sotto di essa. In particolar modo in Belgio la produzione di René Magritte si distanziò dal Surrealismo puro di Salvador Dalì, Max Ernst e Yves Tanguy, per restare più vicino al confine con la realtà, raccontando con ironia e giochi visivi tutto quell’inspiegabile appartenente all’esistenza che mai trovava un senso logico. Le opere di Magritte richiamavano le atmosfere calme e silenziose di Giorgio De Chirico, pur essendosi quest’ultimo pubblicamente distanziato dal movimento del Surrealismo, e diffondevano la stessa eco lirica e riflessiva suscitando un disorientamento visivo che un attimo dopo lasciava trapelare il suo motivo di essere.
Non solo, il Realismo Magico tratteggiò anch’esso una realtà osservata in cui l’enigma magrittiano si fondeva con l’attitudine degli autori appartenenti a questa corrente, come Antonio Donghi e Felice Casorati, a raccontare scene di vita quotidiana che conducevano l’osservatore verso una dimensione più profonda attraverso lo sguardo dei protagonisti, o l’attitudine a elevare la realtà verso la dimensione del sogno magico e di ambientazioni affascinanti come quella del circo. A questi movimenti si affiancò l’opera di autori che sono attualmente considerati precursori dell’evoluzione del Surrealismo, l’attuale Pop Surrealismo, che ebbe nella statunitense Margaret Keane una vera e propria pioniera; i suoi bambini dagli occhi enormi catalizzavano l’attenzione del fruitore verso un mondo malinconico, triste in alcuni casi, ma incredibilmente magnetico proprio per la ricerca del motivo di quegli sguardi e del messaggio che all’interno di essi si nascondeva. Fu però necessario attendere la fine degli anni Settanta del Novecento per assistere alla nascita di quel Pop Surrealismo dove la Metafisica, il Realismo Magico e il Surrealismo si fusero per generare un linguaggio nuovo, prorompente, provocatorio ma al contempo apparentemente familiare, come se gli elementi disturbanti delle opere fossero percepibili solo in un secondo momento.
L’inquietudine emerge in modo particolarmente evidente nelle bambine di Mark Ryden, ignari simboli di una sottile crudeltà che si pone in netto contrasto con le loro espressioni. Il prefisso Pop è dovuto al legame con la cultura popolare di cui gli autori di questo movimento si fanno portavoce, quella legata alle tematiche punk rock e nei fumetti underground; tuttavia è impossibile non trovare riferimenti, soprattutto nelle opere di Marion Peck, al Realismo Magico sebbene anche in questo caso emerga l’elemento disturbante e sinistro da cui sono avvolte e caratterizzate le sue piccole protagoniste. Nella contemporaneità le regole vengono ammorbidite, le linee guida sfumate e adattate al sentire del singolo interprete di ogni stile artistico, perché l’appartenenza a un movimento non è più determinante, ciò che conta è lasciare una traccia definita della propria e unica espressività.
L’artista cinese Liu Ye compie una fusione tra i vari stili sopra citati, si pone in una linea di confine tra la Metafisica con lievi riferimenti al Realismo Magico, e un Pop Surrealismo molto attenuato, spogliato della sua parte più conturbante e deformata, in virtù del quale egli lascia emergere su ambientazioni completamente decontestualizzate e prive di riferimenti visibili, come se i personaggi che rende protagonisti fossero sospesi in una dimensione improbabile, in un mondo dove tutto è tangibile ma al contempo impalpabile poiché frutto dell’elaborazione mentale dell’autore.
A essere protagonisti infatti sono a volte persone reali che in qualche modo hanno catturato la sua attenzione e che, a seguito dell’interiorizzazione e della meditazione dell’autore interpretano temi universali come la solitudine, le porte scorrevoli dell’esistenza, il viaggio inteso nel senso più ampio di cammino evolutivo; in altre opere invece compaiono dei coniglietti stilizzati che rappresentano simbolicamente l’essere umano e l’autore stesso, come se all’interno di quell’allegoria Liu Ye volesse sottolineare l’innocenza e la semplicità con cui si affrontano gli episodi più piacevoli, perché è grazie alla serenità e alla gioia che l’uomo riesce a mettere da parte i condizionamenti della logica lasciandosi andare alla purezza di ogni sensazione.
In Miffy getting married dunque, i due coniglietti sono rappresentati come se fossero un fumetto, una fiaba per bambini per ricordare all’adulto, l’osservatore, di non smettere mai di sognare, di mantenere vivo dentro di sé il fanciullo che ha bisogno di quando in quando di distaccarsi dal pragmatismo per abbandonarsi alle atmosfere del passato, quelle prive di complicazioni, di ostacoli e di problematiche che appartengono all’età matura. I due personaggi sono sospesi su uno sfondo anonimo, decontestualizzato, e nonostante il grigio chiaro che lo contraddistingue l’atmosfera appare comunque felice, gioiosa, i due conigli-pupazzi sembrano scrutare il fruitore cercando di coinvolgerlo nella loro sensazione, nella spontaneità priva di fronzoli con cui vengono narrati da Liu Ye.
Ballet lesson ritrae invece un’esile ballerina di cui a essere messo in evidenza è solo il corpo, la testa non è inserita nell’inquadratura dell’autore che mette in evidenza la magrezza richiesta in quel tipo di disciplina artistica, il perfetto controllo del corpo, la solennità della posa che accomuna chiunque scelga di votare la propria vita alla danza. La singolarità sta nel fatto che a essere esclusi dalla composizione sono anche i piedi, fondamentali invece a sorreggere quel corpo esile e indispensabili per compiere i passi che ogni ballerina è chiamata a eseguire; lo sguardo di Liu Ye si sofferma pertanto sul significato più esistenzialista della scena, che si delinea meditando su tutti i sacrifici richiesti per emergere, sulla capacità di rinunciare a molto, anche in giovane età, pur di raggiungere l’obiettivo primario che è quello di calcare il palcoscenico. L’ironia dell’autore si svela nel contrasto tra il titolo e l’immagine poiché laddove il primo evoca una lezione e dunque il movimento, la seconda descrive la ragazza completamente immobile creando così una dissonanza tra l’aspettativa del fruitore e ciò che effettivamente viene narrato.
La tela Miss richiama invece le atmosfere di René Magritte, sebbene qui a essere protagonista è una ragazza che guarda verso l’osservatore in modo enigmatico, come volesse trasmettergli il suo sentimento di attesa, come se scrutasse chiunque la osservi per capire se è la persona che con tanta pazienza sta aspettando. Le valigie infondo l’idea di un viaggio che sta per intraprendere eppure l’atmosfera generale del dipinto suscita una sensazione meno contingente, più metafisica, quella del viaggio verso la conoscenza del sé, quella del partire per lasciare le proprie certezze scegliendo solo ciò che è essenziale per la crescita e l’evoluzione perché tutto il resto arriverà durante il percorso. Lo sfondo è celeste, rappresenta il sogno ma anche la speranza che tutto vada secondo un desiderio nascosto dietro l’apparente formalità della ragazza, in quell’impermeabile chiuso, in quell’ombrello che appare più come un sostegno, e in quella bombetta che sembra una protezione verso l’esterno.
Girl with toy bricks fa riferimento agli anni che Liu Ye ha vissuto in occidente per studiare arte, e che lo hanno condotto a dedicare diverse tele ai grandi autori del Novecento, tra cui anche agli esponenti del De Stijl e in particolare Theo van Doesburg citato in quei mattoncini colorati disposti ordinatamente dove però lo schema cromaticamente rigido del movimento viene spezzato dall’introduzione del verde. Della giovane protagonista appare in modo chiaro solo il volto poiché l’abito e i capelli, entrambi neri, si confondono con lo sfondo, quasi l’autore volesse sottolineare quanto c’è da costruire per raggiungere l’età adulta, tassello dopo tassello, e che alla fine di quell’iniziale cammino la vedranno assumere i suoi veri colori, i più affini alla sua personalità.
Liu Ye ha al suo attivo importanti mostre collettive internazionali a Pechino, Berlino, Bejing, Rotterdam Shanghai, Taiwan, Ishøj, Danimarca, Mahjong, Berkeley; le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche a Shanghai, Hong Kong, e Pechino.
LIU YE-CONTATTI
Sito web: www.davidzwirner.com/artists/liu-ye#biography
Instagram: www.instagram.com/liuyeart/
For some artists, images are the means through which to give concrete form to their reflections, a way to let out thoughts and ideas that do not belong to the rational mind but find their place in the subconscious dimension; describing that suspended time envelops the observer in suggestion and invites him to reflect on enigmatic images, evoked and whispered sensations, or barely hinted concepts to stimulate a thought, an interpretation that becomes the very essence of the canvas. This is exactly the pictorial approach of today’s protagonist, who fits into an artistic tradition of the past mixed with an existentialism linked to contemporary times.
The theme of everything that belongs to reality and runs, hidden, beneath it, began to be addressed towards the end of the 19th century by Symbolism, which, however, did not yet have the strength to become a revolutionary movement as did Surrealism which took its cue from Symbolist themes while evolving and introducing an interest in the human psyche, the dream world, but also meditations on the deceptions of the mind, the meaning of reality, and everything hidden beneath it. In Belgium in particular, René Magritte‘s work distanced itself from the pure Surrealism of Salvador Dalí, Max Ernst, and Yves Tanguy, remaining closer to reality and using irony and visual games to describe all those inexplicable aspects of existence that never made logical sense. Magritte‘s artworks recalled the calm and silent atmospheres of Giorgio De Chirico, even though the latter had publicly distanced himself from the Surrealist movement, and spread the same lyrical and reflective echo, arousing a visual disorientation that a moment later revealed its raison d’être.
Not only that, but Magical Realism also sketched out an observed reality in which Magritte‘s enigma merged with the attitude of the authors belonging to this movement, such as Antonio Donghi and Felice Casorati, to recount scenes of everyday life that led the observer towards a deeper dimension through the gaze of the protagonists, or the tendency to elevate reality to the dimension of magical dreams and fascinating settings such as the circus. These movements were accompanied by the work of artists who are now considered precursors of the evolution of Surrealism, the current Pop Surrealism, which had a true pioneer in the American Margaret Keane; her children with enormous eyes drew the viewer’s attention to a melancholic world, sad in some cases, but incredibly magnetic precisely because of the search for the reason behind those gazes and the message hidden within them.
However, it was not until the late 1970s that emerged Pop Surrealism where Metaphysical Art, Magical Realism, and Surrealism merged to create a new, explosive, provocative, yet seemingly familiar language, as if the disturbing elements of the works were only perceptible at a later stage. This unease is particularly evident in Mark Ryden‘s little girls, unwitting symbols of a subtle cruelty that stands in stark contrast to their expressions. The prefix Pop is due to the link with popular culture, of which the authors of this movement are the spokespersons, linked to punk rock and underground comics; however, it is impossible not to find references, especially in the paintings of Marion Peck, to Magical Realism, although even in this case, the disturbing and sinister element that emerges enveloping and characterizing her little protagonists. In contemporary art, rules are softened, guidelines blurred and adapted to the sensibilities of the individual interpreter of each artistic style, because belonging to a movement is no longer decisive, what matters is leaving a clear mark of one’s own unique expressiveness.
Chinese artist Liu Ye blends the various styles mentioned above, placing himself on the borderline between Metaphysical Art with slight references to Magical Realism and a very attenuated Pop Surrealism, stripped of its most disturbing and distorted aspects, allowing to emerge completely decontextualized settings with no visible references, as if the characters he portrays were suspended in an improbable dimension, in a world where everything is tangible but at the same time impalpable, as it is the result of the author’s mental elaboration. In fact, the protagonists are sometimes real people who have somehow captured his attention and who, following the author’s internalization and meditation, interpret universal themes such as loneliness, the sliding doors of existence, and the journey understood in the broadest sense of evolutionary path; in other artworks, however, appear stylized rabbits, symbolically representing human beings and the author himself, as if Liu Ye wanted to emphasize the innocence and simplicity with which we face the most pleasant episodes, because it is thanks to serenity and joy that man is able to put aside the conditioning of logic and let himself go to the purity of every sensation.
In Miffy Getting Married, therefore, the two bunnies are represented as if they were in a comic strip, a children’s fairy tale to remind adults, the observer, never to stop dreaming, to keep alive within themselves the child who needs from time to time to detach from pragmatism and abandon to the atmospheres of the past, those free from the complications, obstacles, and problems that belong to adulthood. The two characters are suspended against an anonymous, decontextualized background, and despite the light gray that distinguishes it, the atmosphere still appears happy and joyful, the two rabbit puppets seem to scrutinize the viewer, trying to involve him in their feelings, in the unadorned spontaneity with which they are narrated by Liu Ye. Ballet Lesson, on the other hand, depicts a slender ballerina whose body is the only part of her that is shown, the head is not included in the author’s frame, which highlights the slimness required in this type of artistic discipline, the perfect control of the body, and the solemnity of the pose that unites anyone who chooses to devote their life to dance.
The uniqueness lies in the fact that the feet, which are essential for supporting that slender body and indispensable for performing the steps that every dancer is required to execute, are also excluded from the composition; Liu Ye‘s gaze therefore focuses on the more existentialist meaning of the scene, which is outlined by meditating on all the sacrifices required to emerge, on the ability to give up a lot, even at a young age, in order to achieve the primary goal of treading the boards. The author’s irony is revealed in the contrast between the title and the image, because while the former evokes a lesson and therefore movement, the latter depicts the girl completely motionless, thus creating a dissonance between the viewer’s expectation and what is actually being narrated.
The canvas Miss, on the other hand, recalls the atmosphere of René Magritte, although here the protagonist is a girl who looks at the observer enigmatically, as if she wanted to convey her feeling of expetation, as if she were scrutinizing anyone who observes her to understand if they are the person she is waiting for so patiently. The bags suggest the idea of a journey about to be undertaken, yet the overall atmosphere of the painting evokes a less contingent, more metaphysical feeling, that of a journey towards self-knowledge, of setting out to leave one’s certainties behind, choosing only what is essential for growth and evolution, because everything else will come along the way.
The background is sky blue, representing dreams but also the hope that everything will go according to a desire hidden behind the girl’s apparent formality, in that closed raincoat, in that umbrella that appears more like a support, and in that bowler hat that seems like protection from the outside world. Girl with toy bricks refers to the years Liu Ye spent in the West studying art, which led him to dedicate several canvases to the great artists of the 20th century, including the exponents of De Stijl and, in particular, Theo van Doesburg, referenced in those colorful bricks arranged neatly, where, however, the movement’s rigid color scheme is broken by the introduction of green.
Only the face of the young protagonist is clearly visible, as her black dress and hair blend into the background, almost as if the artist wanted to emphasize how much work needs to be done to reach adulthood, piece by piece, and that at the end of that initial journey she will take on her true colors, those most akin to her personality. Liu Ye has participated in important international group exhibitions in Beijing, Berlin, Rotterdam, Shanghai, Taiwan, Ishøj, Denmark, Mahjong, and Berkeley; his works are part of public collections in Shanghai, Hong Kong, and Beijing.
L'Opinionista® © since 2008 Giornale Online
Testata Reg. Trib. di Pescara n.08/08 dell'11/04/08 - Iscrizione al ROC n°17982 del 17/02/2009 - p.iva 01873660680
Pubblicità e servizi - Collaborazioni - Contatti - Redazione - Network -
Notizie del giorno -
Partners - App - RSS - Privacy - Cookie Policy
SOCIAL: Facebook - X - Instagram - LinkedIN - Youtube